ADORNO-CELAN

ADORNO-CELAN, SOLO, CON ME STESSO E LE MIE POESIE – ARCHINTO, MILANO 2011

Il pregio di questo elegante e curato volume edito da Archinto non sta tanto nella presentazione dell’epistolario, abbastanza rapsodico e scarsamente esemplificativo del rapporto instauratosi tra Theodor Adorno e Paul Celan. Si tratta infatti di poche lettere in cui il poeta rumeno si lamenta del disinteresse e della persecuzione che circonda il suo lavoro (“Vengo depredato… E poi coperto di sputi, calunniato…”), e sembra auspicare una maggiore attenzione critica da parte del filosofo tedesco, forse sperando in una solidarietà più esplicita dovuta alle comuni radici ebraiche. E Adorno, qua e là, tra le righe, si sbilancia: “Il suo testo incomparabilmente bello… il suo testo in prosa estremamente interessante ed enigmatico…”, senza tuttavia decidersi mai a scrivere l’intervento promesso sulla poesia del suo interlocutore. Ma appunto il merito di questa proposta editoriale sembra soprattutto essere nel saggio introduttivo di Joachim Seng, molto appassionato ed esaustivo, che ripercorre la relazione tra i due personaggi, a partire dall’incontro mancato di Sils Maria nel 59 (quasi temuto da Celan, che più volte si sottrasse a ripetute occasioni di conoscere importanti esponenti della cultura dell’epoca: non solo Adorno – poi effettivamene incontrato nel 60, alla Buchmesse di Francoforte- ma anche Beckett). Se il filosofo sembrava accordare alla trepidante attesa del poeta un’attenzione un po’ superficiale (nella sua biblioteca furono trovati solo due libri di Celan), quest’ultimo seguiva ogni pubblicazione di Adorno con un’ammirazione e un coinvolgimento totale, traendone ispirazione anche per i suoi versi. La famosa sentenza adorniana secondo cui dopo Auschwitz non si sarebbe dovuto più scrivere poesia aveva aperto in Celan abissi di inquietudine e di sensi di colpa, cui tuttavia egli seppe rispondere con la tragica disperazione della sua scrittura. Il volume si conclude con due interessanti note biografiche di Roberto Di Vanni.