AUDEN

WYSTAN H. AUDEN, LETTERE DALL’ISLANDA – ARCHINTO, MILANO 2016 

Nel 1937 il poeta inglese Wystan Hugh Auden (1907-1973) fu incaricato dalle case editrici Faber and Faber e Random House di redigere un libro sull’Islanda, che coniugasse elementi di cronaca, storia e cultura alle descrizioni paesaggistiche dell’isola nordica, allora non ancora inflazionata come meta turistica. In compagnia dell’amico poeta Louis MacNiece, Auden si proclamò subito ben disposto ad accettare l’incarico, discretamente retribuito e coperto di tutte le spese. Entrò tuttavia presto in crisi riguardo alla forma letteraria da dare al suo resoconto di viaggio, decidendo con un intelligente escamotage, dopo un mese di incertezze, di servirsi di una struttura epistolare. L’editrice Archinto ha quindi pubblicato una scelta di queste Lettere dall’Islanda, indirizzate ad alcuni amici e al fratello. Si tratta di documenti in versi e prosa, dettagliati e ironici, in cui Auden esprime i suoi giudizi sull’ambiente naturale del paese («Un ghiacciaio brillante sulle cime estive / alimenta un fiume dal color di stucco», «piatti campi di lava color ruggine »), sul carattere dei suoi abitanti («molto inclini alla satira», «in genere realisti, in qualche modo piccoli borghesi, senza romanticismi né idealismi», «sono cordiali, tolleranti ed equilibrati… genuinamente orgogliosi del loro paese e della sua storia, ma senza la minima traccia di isterismo nazionalistico»), sulla loro cultura e letteratura, sulle idee religiose e politiche, sulle abitudini sessuali, e sui malanni fisici di cui muoiono. In generale, trapela dal tono delle sue comunicazioni una persistente noia, un mal dissimulato senso di superiorità e il desiderio intenso di tornare a vivere nella più civile Inghilterra.

L’originalità del volume consiste tuttavia in un espediente ideato dall’autore per rendere meno monotoni i suoi reportage di viaggio. L’idea viene comunicata al fratello in questi termini: «Avevo portato con me un Byron, e improvvisamente ho pensato di scrivergli una lettera discorsiva in “light verse” su tutto quanto mi viene in mente… Questa lettera avrà di per sé poca attinenza con l’Islanda, ma sarà piuttosto la descrizione degli effetti di un viaggio in luoghi lontani, che porta un individuo a riflettere sul proprio passato e la propria cultura vista a distanza». L’impostazione che intende dare alla corrispondenza con Lord Byron viene ribadita da subito: «Ogni lettera eccitante contiene degli allegati, / e così li avrà questa – un mazzo di foto, / carte sfocate, altre sottoesposte, ritagli / di giornale, pettegolezzi, mappe, statistiche, grafici; / io non intendo far le cose a metà. // Conto di essere molto al corrente infatti. / Sia questo un collage che lascia soddisfatti. // Voglio una forma in cui possa nuotarci / e chiacchierare di tutto ciò che voglio, / dal paesaggio agli uomini e alle donne, / me stesso, l’arte, le notizie d’Europa; / ed essendo io in vacanza, la mia Musa / è fuori per piacere, per trovar tutto delizioso / e soltanto qua e là essere un po’ dispettosa». Questo proposito viene mantenuto in tutte le quattro missive indirizzate all’illustre fantasma, scritte in versi metricamente controllati: spiritose, di uno spirito british molto elegante e sottile. Auden racconta della sua famiglia, dell’infanzia e degli studi; polemizza sui traguardi economici e tecnici della contemporaneità, che per consolidare il benessere economico e la democrazia distrugge la natura, i buoni sentimenti e le usanze antiche («noi stiamo crescendo e crescendo e crescendo», «Ora, vedete, siamo più democratici, / e la scala della Fortuna è a disposizione di tutti»); esalta o demolisce causticamente i letterati inglesi, antichi e moderni; descrive le sue fatiche di viaggiatore controvoglia. E alla fine si scusa per la minuziosa prolissità della sua corrispondenza: «avete, per leggerla, tutta l’eternità».   

© Riproduzione riservata          www.sololibri.net/LettereIslanda-Wystan-Hauden.html        4 settembre 2017