BISHOP

ELIZABETH BISHOP, IL MARE E LA SUA SPONDA – ADELPHI, MILANO 2006

Questi due brevi racconti scritti nel 1936 e nel 1937, visionari e immaginosi, sembrano confermare soprattutto le qualità poetiche dell’autrice, piuttosto che la sua abilità narrativa. Nella mente del lettore, infatti, non rimarrà impresso tanto lo svolgersi esile delle vicende descritte, quanto una particolare atmosfera di vaga levità che circonda entrambi i protagonisti sia nel loro inconsistente procedere, mentale e fisico, attraverso un’esistenza originalmente peregrina, sia nella irrealtà dell’ambiente che li circonda. Il primo personaggio si chiama Edwin Boomer, è un ubriacone a cui è stato dato l’incarico (forse dai servizi sociali) di ripulire la spiaggia dalle carte sparse intorno. Lo deve fare di notte, con un bastone chiodato in punta, e alla luce di una lanterna che porta con sé. L’uomo svolge il suo compito con una dedizione quasi missionaria, innamorato del mare e del vento che solleva i fogli dalla sabbia come fossero uccelli in volo. Edwin brucia i fogli più sporchi o inumiditi, altri li conserva per leggerli. Ma soprattutto li guarda con amore quando volteggiando sull’acqua, o nel fuoco, “in forme che a volte assomigliavano a splendidi lavori in ferro battuto…una scena estremamente suggestiva, per certi versi simili a un Rembrandt, ma per molti altri no”.

Il protagonista del secondo racconto non ha un’identità precisa. Di lui sappiamo solo che vive in un raffinato hotel, e sogna un’unica cosa: di andare in prigione. “Non vedo l’ora che arrivi il primo giorno della mia detenzione. Allora si comincerà la mia vita, la mia vera vita… dato che il mio rapporto con la società è già molto simile a quello di un detenuto”. Sogna una cella umida, una divisa a strisce bianche e nere, un muro scrostato su cui scrivere qualche frase, un unico libro noiosissimo da leggere, e soprattutto “la vista di un cortile lastricato di pietra”. In modo da poter fare della sua inutile e inutilizzata libertà un’ imprescindibile, catturante “necessità”.

IBS, 30 gennaio 2015