ELSEWHERE

ELSEWHERE

 

C’è un fondo al cielo,
in fondo al cielo: e prima luce,
e primo buio. Fine di tutto,
innanzi a tutto.
Velo che tieni il mondo,
ripara il fiore, il frutto.

***

Tu che non puoi non essere,
non puoi finire.
Costretto a vivere
il futuro nell’adesso:
condannato a te stesso.

***

Ma tu sei un dio nascosto.
Oppure solo stanco:
e vorresti confonderti,
bianco nel bianco;
arrenderti, non esserci.
Invece stai al tuo posto.

***

Ma chi può consolarlo
se soffre, a chi può chiedere
aiuto? Cosa pregare,
a chi confessare il tarlo
di un dubbio: lui, muto?

***

Fare la guardia al niente.
Per millenni di vuoto
opporsi al niente, senza essere cosa.
E poi la scelta, il lampo. La voglia
che esistesse una rosa.

***

Prima di Dio non c’era dio,
prima del nulla non esisteva niente.
E niente e dio e fine e avvio
furono tutto, insieme: corpo e mente.

***

Ci chiederà mai scusa
per il male che ha potuto farci
(l’eterno, l’infinito, onnipotente)
a noi, che usa come alibi,
se ci ha destinati
all’inferno del niente?

***

Non crede al suo essere Dio,
non chiede di esistere eterno.
Gli basta che un lieve brusio
lo invochi presente e paterno.

***

Se gli arriva al di là degli spazi
sepolti e persi, oltre i cieli
le galassie gli universi;
se riesce a giungere a lui, leggera,
sottile come un soffio,
la preghiera incredula e viva
di uno che ha paura ma chiede
che lui ascolti; fosse solo per questo,
per questa minima fede,
dovrebbe esistere e rispondere,
esserci,
anche se non si vede.

***

Altro da me e da tutto,
non visto non visibile: muto.
Solo e inconosciuto,
lontano – irraggiungibile.
E in ogni cosa, in ogni rosa;
abisso e vetta, pantano
e volo. Tu, sordo
a qualsiasi grido, tu – grido.
Puro e trasparente, insanguinato
e lordo. Mio Dio, mio io,
mio muro. O niente.

***

Le tue mille e mille cattedrali,
come le amo nei loro silenzi,
nel buio dei confessionali: altari
spogli e cupole pesanti,
le nicchie, i banchi in fila,
la pazza solitudine dei santi.

***

Se il giorno è stato senza luce,
la notte lo riscatterà:
le parole sbagliate taceranno,
le offese saranno perdonate.
Nel sonno innocente di ognuno
il male si riduce a niente.

 

In Un diverso lontano, Manni, Lecce 2003