FRANZOSINI

EDGARDO FRANZOSINI, QUESTA VITA TUTTAVIA MI PESA MOLTO – ADELPHI, MILANO 2015 –

Edgardo Franzosini (1952) è uno scrittore lombardo molto apprezzato dalla critica, ma non conosciuto dal pubblico quanto dovrebbe. Gode del privilegio, piuttosto raro nella nostra narrativa contemporanea, di saper raccontare con sobria eleganza e scrupolo documentaristico le vite particolari di personaggi poco noti, ma realmente esistiti, che hanno lasciato traccia di sé nella storia, nell’arte, nella cultura europea. Dopo aver illustrato le biografie di Raymond Isidore (costruttore di una cattedrale fatta di detriti), di Bela Lugosi (il più famoso interprete cinematografico di Dracula) e di Giuseppe Ripamonti (sacerdote e storiografo), in questo volume – sempre pubblicato da Adelphi – si sofferma sulle vicende biografiche di Rembrandt Bugatti, uno scultore animalista il cui nome risulta pressoché ignoto ai più. Essendo un ottimo narratore, Franzosini ci introduce nelle giornate del suo protagonista descrivendone dapprima sommari tratti fisici (“E’ alto ed è vestito in modo elegante, ma ha le spalle curve e l’andatura rigida e impacciata…dai tratti del viso malinconici e taglienti, se non proprio severi, e abbigliato con uno stile che, come minimo, potrebbe essere definito sottilmente bizzarro o oscuramente provocatorio”), quindi gli incontri quotidiani più banali, e poi via via la storia della sua originale e facoltosa famiglia, le amicizie influenti, per arrivare all’unica, fondamentale passione della sua vita: gli animali. «Rembrandt si sente a proprio agio solo in mezzo agli animali, solo a contatto con quella comunità senza parole».

Non sono gli animali domestici ad affascinarlo, ma quelli esotici, selvatici, provenienti da terre lontane: davanti alle loro gabbie, negli zoo di Parigi e di Anversa (le due città in cui risiede abitualmente) passa ore, settimane, mesi. Li osserva nei loro movimenti che mantengono ancora qualche traccia di aggressività («Bestie a cui è stato tolto il piacere del sangue, il gusto di sbranare»), mentre si nutrono, o si azzuffano, o dormono. Li disegna, li modella con la plastilina, ne ricava dei calchi e poi delle sculture che presto lo rendono celebre e gli valgono il titolo della Legion d’ Honeur. Afflitto dalla sordità e dalla tisi, Rembrandt Bugatti è un giovane uomo solitario e aristocratico, conteso dai salotti parigini, ma costretto dall’indigenza a farsi mantenere dall’amatissimo fratello Ettore, fondatore della rinomata casa automobilistica. Sensibilissimo, profondamente religioso, è sconvolto dalla tragedia della grande guerra, dall’invasione tedesca del Belgio, dalle crudeltà prussiane contro i cittadini inermi (magistralmente descritte da Franzosini in pagine di rara efficacia): ma soprattutto dalla feroce esecuzione di tutti gli animali dello Zoo Antwerpen di Anversa, imposta dalle autorità belghe per ragioni di sicurezza. Rembrandt patisce la sua estraneità a un mondo sempre più feroce, indifferente all’arte, spietato verso il prossimo: lontano da parenti e amici, privato del suo lavoro e dell’ affettuosa frequentazione dei prediletti quadrupedi, si uccide nel gennaio del 1916. La vita, come aveva scritto al fratello pochi mesi prima, era diventata per lui un peso insopportabile.

 

© Riproduzione riservata    www.sololibri.net/Questa-vita-tuttavia-mi-pesa-molto.html      8 ottobre 2015