HIGHSMITH

PATRICIA HIGHSMITH, LA SPIAGGIA DEL DUBBIO – BOMPIANI, MILANO 2002

Un romanziere americano, Howard Ingham, (trentaquattrenne, alto e piacente, umiliato dalla recente separazione dalla moglie e timoroso di impegnarsi con la nuova fiamma Ina) viene scritturato da un giovane regista newyorkese per scrivere una sceneggiatura televisiva ambientata in Tunisia.
Arrivato nel paese africano passa alcuni giorni nella capitale per ambientarsi e cercare spunti ed eventuali protagonisti da utilizzare nella trama del film. È il 1967, ed è appena imprevedibilmente scoppiata la guerra dei sei giorni tra Israele ed Egitto; il clima politico si sta surriscaldando, nonostante la presidenza di Bourghiba tenda a modernizzare al massimo il Paese e a limitare gli eccessi di fanatismo religioso. Temendo rappresaglie da parte della popolazione araba nei confronti degli occidentali, Howard si trasferisce ad Hammamet, dapprima alloggiando in un lussuoso hotel, quindi sistemandosi in un bungalow.

Patricia Highsmith, maestra non solo nel creare atmosfere sospese tra fiduciosa apertura verso le situazioni nuove e dubbiose incertezze riguardo allo spessore morale dei protagonisti, risulta al lettore molto abile nel tratteggiare ambienti ed abitudini locali, turbamenti psichici e convinzioni ideologiche su cui appoggiare gli avvenimenti: in questo romanzo è più evidente l’introspezione psicologica che la suspense, mancando gli ingredienti base del thriller che si rispetti.

“Case bianco calce con persiane azzurre… Mai una porta chiusa, così puoi vedere stanze con tappeti a terra, bambini a quattro zampe, bracieri accesi e nonne che vi sventolano davanti i lembi dei loro scialli”.

È estate, le spiagge e gli alberghi sono pieni di turisti, uomini d’affari, cammellieri in turbante, studenti in cerca di avventure, ricchi arabi oziosi.
La vicenda si complica da subito perché Howard, non riuscendo a mettersi in contatto con New York e non ricevendo alcuna comunicazione dal regista e dalla fidanzata, si vede costretto a temporeggiare nell’inattività, senza riuscire a stabilire alcun tipo di reciproca simpatia con la gente del posto e interagendo abbastanza superficialmente solo con i turisti suoi vicini nell’hotel. Venuto a conoscenza di strani e luttuosi avvenimenti successi in America (il suicidio del suo amico, innamoratosi infelicemente di Ina) decide di prolungare il suo soggiorno in Tunisia, dedicandosi a un progetto di romanzo. La tensione interiore, i sospetti sul reale sentimento che lo lega alla fidanzata e sulla lealtà di lei, una serie di violenze a cui assiste e soprattutto l’ostilità avvertita tra gli arabi, lo rendono ansioso e spaventato, al punto da spingerlo a reagire con un omicidio a un tentativo di furto effettuato nel suo bungalow da un ladruncolo del luogo.

La scrittura di Patricia Highsmith, più lenta e farraginosa nella descrizione degli eventi di quanto sia sua abitudine, si addentra nei meandri mentali del protagonista, attanagliato da sensi di colpa, disprezzo per il Paese ospite e i suoi abitanti, desiderio di fuga e volontà di rimozione. Finché il succedersi di inquietudini soprattutto sentimentali lo irretiscono in una rete di incertezze esistenziali e di dubbi sulla propria moralità, per cui La spiaggia del dubbio tunisina diventa a tutti gli effetti da torridamente concreta a tormentosamente persecutoria.

© Riproduzione riservata            https://www.sololibri.net/La-spiaggia-del-dubbio-Highsmith.html         21 gennaio 2018