IL RAGAZZO KEVIN

IL RAGAZZO KEVIN

(Omaggio a Elio Pagliarani, rileggendo La ragazza Carla)

1

Di là dal ponte della ferrovia
una trasversa di Lodovico il Moro
c’è la casa di Kevin e di sua madre.

Il fratello più grande ha nome Christian
vive da solo o con qualche donna
poco lontano, in tre locali, guadagna bene
col suo negozio di ferramenta, con altri giri
e affari.

Son posti grigi questi, nuvolosi
di pozzanghere e nebbia,
sotto il cielo colore di lamiera

Chi c’è nato li conosce a memoria
non si ribella non cerca altrove:
le abitudini si fanno con la pelle
e la pelle di Kevin si fa dura
col tempo con poco sentimento.

2

Il cemento i palazzi scarsa erba
e tre alberi soli

fortuna che i tram
fortuna che nei tram di mezzogiorno
la gente ti preme ti urta ti tocca

altrimenti nemmeno ti ricordi del tuo corpo
che nessuno lo accarezza.

3

Kevin Bianchi fu Bruno di anni
diciassette primo impiego pony express
alla Barona
si impomata i capelli in una cresta
pantaloni abbassati sul sedere
e le scarpe due numeri abbondanti

che ridere che piangere

non avere pensieri o parole per dirli
ma girare il quartiere sgasando il motorino
le consegne veloci senza mance
o sorrisi

è questo dunque
che ci abbiamo nel sangue?

Basta solo che arrivi
la sera alle sei, e smontare
e mandare tutti quanti a farsi fottere.

4

Sua madre fa la sarta a domicilio
non sopporta il casino della stanza di Kevin
non le piace la musica che ascolta
il suo ragazzo. L’avrebbe voluto più alto

più bello, e magari vederlo
alla tv, tanti soldi
e un poco di successo di foto
sui giornali

invece lui sta sempre stravaccato sul divano
o connesso al pc fino a notte
non racconta mai niente, a volte si ubriaca
a volte fuma erba
mangia male, pelle e ossa, e se lei gli domanda
tira il collo all’indietro ed ecco tutto.

Ogni tanto suo fratello passa a prenderlo
chissà dove lo porta chissà cosa gli fa fare
donne nere o romene che magari si piglia

qualcosa di brutto ma ci vuole pazienza.

5

Si sente tutto, quello che dicono i vicini
quello che fanno, in bagno a letto,
gli odori musulmani di cucina.
Kevin vorrebbe farli fuori col mitra
A THIRD WORLD WAR

SENT FROM THE FUTURE TO EXTERMINATE
WHAT IS LEFT OF THE HUMAN RACE
TERMINATOR ! DISTRUGGERLI ! ANNIENTARLI !

va troppo spesso al cinema
e i film che Kevin non li può soffrire
Wim Wenders Woody Allen Kusturica
ma lui non li capisce preferisce porcate fantascienza cazzotti spie
vorrebbe imparare le arti marziali, è troppo magro
eppure un pugno basterebbe a un suo cliente in cravatta azzurra
sangue dal naso spaccare i vetri di un ufficio bucare gomme ai suv
fare cose indecenti a quella signorina tacchi alti
e la borsa vuitton

all’insaputa di sé si mette in lotta con l’ambiente

Kevin è un bambino un ragazzino fa il fattorino

ha una voglia
di piangere di compatirsi
ma senza fantasia
come può immaginare di commuoversi?

6

Le nove di mattina al 3 febbraio
piove che dio la manda
quella gente che marcia al suo lavoro
diritta interessata necessaria
Kevin non la sopporta, se potesse, Kevin:

(il tuo cuore sorpreso, spaventato
il cuore impreparato)
e la gente –
tutta così?

Accelera la moto, sgomma sul bagnato, non si ferma al semaforo
e spaventa i passanti, li schizza col fango,
per la rabbia con sua mamma, suo fratello, il padre morto
e la casa
Casa mia casa mia
per piccina che tu sia

e le donne
(Quante scuse le donne, quante moine
per non lavorare)

all’incrocio di via Meda
Kevin investe uno in bici, gli si rotola addosso,
sente gli ossi spezzarsi sangue in bocca e non urla
che botta che paura,

sono in due sull’asfalto sdraiati e intorno
la pioggia sirene rumori
muove le dita Kevin
raspa la terra per aggrapparsi e non gli riesce:

solitudine imperio libertà.

Quanto di morte noi circonda e quanto
tocca mutarne in vita per esistere
ma questo è sopravvivere non vivere
resistere appena andare avanti
non capire non chiedere senz’altro
non sognare i sogni lasciamoli ai più piccoli
agli illusi chi crede al paradiso

se basta un motorino per finire
agli anni diciassette e intorno accorre folla
scuote la testa scuote la coscienza
pietà di noi e orgoglio con dolore.

 

In «Incroci» n. 27, gennaio-giugno 2013 e in Omaggi, Einaudi, Torino 2017.