JARRY

ALFRED JARRY, L’AMORE ASSOLUTO – ADELPHI, MILANO 1991

La data apposta in calce a questo testo è quella del 20 febbraio 1899: improbabile che Alfred Jarry abbia scritto in un giorno solo i 15 episodi che lo compongono, anche se hanno il respiro ansante e concitato dell’illuminazione folgorante, impetuosa. Modernissimi nella forma incalzante, quasi sincopata del fraseggio, risultano nel contenuto provocatori e grotteschi, allucinati e stranianti, scandalosi fino alla blasfemia. Che l’autore intendesse farsi gioco dei testi sacri è del tutto evidente, dall’esplicito simbolismo che richiama alla Genesi, ai Vangeli e all’Apocalisse: il primo capitolo si intitola sarcasticamente “Sia fatta la tenebra!”, l’ultima frase rimanda alla più devota delle invocazioni cattoliche: ” – …Prega per noi… Adesso, che è l’ora della nostra morte.” E il protagonista si chiama Emmanuele-Dio, alter-ego di Jarry e di Cristo: un Gesù bambino adorato da novelli Magi, un Gesù crocefisso, figlio e amante di una Miriam-Varia-Melusina che incarna purezza e peccato, e figlio improbabile di un vecchio Giuseppe falegname, o Joseb notaio, nel frenetico sovrapporsi di personaggi interscambiabili e camaleontici, di situazioni angoscianti e torbide. Emmanuele è imprigionato in una cella in attesa della condanna a morte: non si conosce la sua colpa, ma ci si dice che “E’ un uomo del tipo di Dio… Non può essere altro che l’eterno incarcerato, le cui parole rispondono tutte a un interrogatorio”. Jarry trasforma i suoi dati biografici, cioè di una vita breve, tormentata e dissoluta, in un paradigma di esistenza più genericamente e miseramente sconfitta: “Ecco l’Apocalisse del molto comune. La storia di una di quelle larve”. Il suo Emmanuele è vittima e carnefice di se stesso, preda di incubi e desideri assatanati, in cui verità e menzogna si confondono nell’attesa di una qualsiasi fine redentrice: “ha come prigione soltanto la scatola del suo cranio, ed è soltanto un uomo che sogna seduto accanto alla sua lampada”.

IBS, 24 febbraio 2014