JUENGER

ERNST JÜNGER,  VISITA A GODENHOLM– ADELPHI, MILAN0 2008      

Questo volumetto, pubblicato nella Piccola Biblioteca Adelphi, raccoglie due racconti di Ernst Jūnger: La caccia al cinghiale e Visita a Godenholm.

La novella iniziale, perfetta nella sua classica brevità, narra della prima emozionante esperienza di caccia di due adolescenti, in un bosco innevato e silenzioso, «di uno splendore principesco». Inaspettatamente si para davanti ai due ragazzi, accolti con superiore benevolenza in una compagnia di battitori adulti, il muso feroce e ingrugnito di un possente cinghiale. Uno di loro spara, istintivamente e senza prendere la mira, provocando la fuga affannosa dell’animale. Rimproverato con severità dagli altri cacciatori, il giovane godrà di un’insperata rivincita, quando si verrà a scoprire che la bestia, colpita al cuore, era andata a morire nel folto della boscaglia.

«Imparò lì per la prima volta che i fatti modificano le circostanze attraverso le quali si è giunti a essi». Ma i due ragazzi imparano soprattutto a valutare quanto la nobiltà innocente del cinghiale ucciso sia superiore rispetto alla tronfia crudeltà degli altri cacciatori, impegnati subito a sventrarne e dileggiarne il corpo.

Prima di passare a esaminare il secondo racconto, è forse il caso di presentare in breve la personalità di Ernst Jūnger (1895-1998). Scrittore e filosofo, figura complessa dell’intellettualità tedesca del XX secolo, ebbe vita lunghissima e fuori dagli schemi. Ecologista e zoologo, nazionalista aristocratico e antiborghese, combattente eroico e superdecorato in entrambe le guerre mondiali, lettore di Nietzsche ma convinto pacifista, spirituale e platonico tuttavia appassionato di qualsiasi progresso scientifico e tecnico, profetizzava nei suoi scritti una catastrofe epocale che avrebbe coinvolto l’intero pianeta, se l’umanità non si fosse riconvertita a una profonda e coraggiosamente anarchica interiorizzazione. Produsse un enorme quantità di opere: romanzi, racconti, diari, saggi, tutti inconfondibili per il loro stile elevato sino alla ricercatezza. 

In Visita a Godenholm, Jūnger si misura con i temi della trascendenza, dell’utopia, dello scavo nell’inconscio, della liberazione dell’io. Ogni personaggio viene scolpito fisicamente e caratterialmente con pochi tratti magistralmente incisi: il misterioso Maestro-filosofo-sciamano Schwarzenberg, che vive solitario a Godenholm, villaggio semidisabitato in un’isoletta del Mare del Nord, dedicandosi a studi esoterici e teologici. Provvedono alla sua sopravvivenza materiale tre enigmatici e silenziosi servitori: il pescatore Gaspar, dal petto istoriato di ferite e tatuaggi, la grassa e infida cuoca Erdmuthe, la sguattera Sigrid con movenze di bertuccia. La magione turrita e lugubre del Maestro viene periodicamente visitata da tre ospiti, desiderosi di immergersi in una conoscenza del tutto illuminati dal suo insegnamento. Sono una vitale e tellurica Ulma, il paleontologo Einar e l’inquieto scienziato Moltner, sempre alla ricerca del suo vero Sé, e di una risposta alle molte domande che gli arrovellano mente e anima. Schwarzenberg non offre soluzioni alle loro richieste spirituali ed etiche, si esprime con metafore e antiche frasi sapienziali, suggerendo un percorso iniziatico verso il mistero che li possa portare alla scoperta dell’Uno che governa l’universo. Ma una sera fa vivere loro l’esperienza allucinata di visioni infernali e celestiali, in una natura improvvisamente muta e assordante, serena e tenebrosa, preistorica e futuribile, nell’assenza di qualsiasi scansione temporale e nel superamento di ogni localizzazione. Sconvolti e increduli, i tre amici vorrebbero dal Maestro ancora indicazioni di salvezza. Ma impenetrabile ed etereo, lui li congeda con queste parole: «La mia casa è come una locanda spagnola. Gli ospiti non vi trovano niente di più di quello che hanno portato con sé».  

In Visita a Godenholm, Ernst Jünger ripercorre i temi che l’hanno reso famoso come filosofo dell’utopia ed esploratore degli abissi dell’anima.

© Riproduzione riservata                  «Il Pickwick», 6 ottobre 2017