ROSA LUXEMBURG, UN PO’ DI COMPASSIONE – ADELPHI, MILANO 2007

Nel cortile del carcere di Breslavia dove era stata imprigionata nel 1914, Rosa Luxemburg (1870-1919) assistette a una scena di incredibile violenza nei confronti di due bufali, che trainavano un carretto di masserizie sotto la sorveglianza di alcuni militari. Ne fu profondamente colpita e scandalizzata, e la descrisse così in una lettera alla sua amica Sonia Liebknecht:

«Il soldato che li accompagnava, un tipo brutale, prese allora a batterli con il grosso manico della frusta in modo così violento che la guardiana, indignata, lo investì, chiedendogli se non avesse un po’ di compassione per gli animali. ‘Neanche per noi uomini c’è compassione’, rispose quello con un sorriso maligno e batté ancora più forte… Gli animali infine si mossero e superarono l’ostacolo, ma uno di loro sanguinava… Sonička, la pelle del bufalo è famosa per essere assai dura e resistente, ma quella era lacerata. Durante le operazioni di scarico gli animali se ne stavano esausti, completamente in silenzio, e uno, quello che sanguinava, guardava davanti a sé e aveva nel viso nero, negli occhi scuri e mansueti, un’espressione simile a quella di un bambino che abbia pianto a lungo. Era davvero l’espressione di un bambino che è stato punito duramente e non sa per cosa né perché, non sa come sottrarsi al tormento e alla forza bruta… gli stavo davanti e l’animale mi guardava, mi scesero le lacrime – ma erano le sue lacrime; per il fratello più amato non si potrebbe fremere più dolorosamente di quanto non fremessi io, inerme davanti a quella silenziosa sofferenza. Quanto erano lontani, quanto irraggiungibili e perduti i verdi pascoli, liberi e rigogliosi, della Romania! … E qui …questa città, ignota e abominevole, la stalla cupa, il fieno nauseabondo e muffito, frammisto di paglia putrida, gli uomini estranei e terribili e… le percosse, il sangue che scorre giù dalla ferita aperta. Oh, mio povero bufalo, mio povero e amato fratello, ce ne stiamo qui entrambi così impotenti e torpidi e siamo tutt’uno nel dolore, nella debolezza, nella nostalgia… Intanto, i carcerati correvano operosi qua e là intorno al carro…  il soldato invece ficcò le mani nelle tasche dei pantaloni, se ne andò in giro per il cortile ad ampie falcate, sorrise e fischiettò tra sé una canzonaccia. E tutta questa grandiosa guerra mi passò davanti agli occhi… Sonjusa, carissima, siate nonostante tutto calma e lieta. Così è la vita, e così bisogna prenderla, con coraggio, impavidi e sorridenti – nonostante tutto. Buon Natale!»

Lo scrittore austriaco Karl Kraus lesse la lettera, ne rimase fortemente impressionato, e la pubblicò sulla sua rivista di satira politica Die Fackel nel 1920, affiancandola a un malevolo commento (veritiero o inventato) di una lettrice «megera», proprietaria terriera di Insbruck, che derideva la sensibilità eccessiva della rivoluzionaria comunista verso gli animali. Ciò offrì a Kraus agio di esprimere tutto il suo dissenso e l’indignazione nei riguardi del brutale potere che aveva condannato e poi ucciso la coraggiosa teorica del comunismo, di cui elogiava «l’umanità e la poesia», e «l’anima così elevata». Rosa Luxemburg, filosofa ed economista polacca di origine ebraica, esiliata a Zurigo per motivi politici, trasferitasi a Berlino aderì al Partito Socialdemocratico e divenne la principale esponente della fazione di sinistra, prendendo posizione contro il revisionismo e contro il modello leninista di organizzazione del partito. Nel 1916 promosse l’insurrezione spartachista, e venne uccisa nella repressione che ne seguì. La sua opera fondamentale fu Die Akkumulation des Kapitals (1913), un prezioso contributo allo studio della politica imperialista.

In questo libriccino pubblicato da Adelphi nel 2007, e corredato da una ricca postfazione di Marco Rispoli, la lettera della Luxemburg occupa solo sette paginette. Sono però antologizzati altri scritti, di Franz Kafka, Elias Canetti e Joseph Roth, tutti indaganti il rapporto che intercorre tra la coscienza dell’uomo e la sofferenza degli animali, esplorato con particolare empatia e partecipazione dal pensiero filosofico e letterario nel corso degli ultimi due secoli (a partire da Schopenhauer, Dostoevskij, Nietzsche, per arrivare a molti poeti contemporanei, anche italiani), capace finalmente, dopo millenni di indifferenza e sfruttamento nei riguardi dell’ambiente, di identificarsi con il dolore di tutte le creature.

Un po’ di compassione, come quella che una donna intransigente e perpetuamente in lotta come Rosa Luxemburg manifestava per il bufalo sanguinante, “povero e amato fratello”, vittima innocente e indifesa della brutale violenza e del sadismo dell’uomo.

 

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https://www.sololibri.net/Un-po-di-compassione-Luxemburg.html                  10 maggio 2018