MAGRELLI

VALERIO MAGRELLI, IL SESSANTOTTO REALIZZATO DA MEDIASET – EINAUDI, TORINO 2011

In questo dialogo filosofico dal carattere “idiosincratico”, di risentita verve polemica, Valerio Magrelli assume un duplice ruolo di fustigatore di costumi e ideologie, nei panni di un Machiavelli rigoroso, passionale e sarcastico e di un più accomodante Tenerissimo,sorta di cattocomunista indulgente e tollerante. I temi su cui i due si scontrano e convergono sono i più vari, tormentosi e dibattuti nella temperie politica e culturale dell’Italia d’oggi (“questo paese grondante ipocrisia cattolica”): dal precariato all’ecologia, dai privilegi sindacali alla prostituzione, dall’abolizione dei manicomi alla scandalosa riduzione delle pene per chi si macchia di reati, dall’inciviltà egoista dei comportamenti quotidiani allo sfascio dell’istruzione. I toni si fanno poi più scandalizzati quando si tratta di condannare l’asservimento della cultura al mercato (con le lauree honoris causa concesse a sarti e motociclisti, o con i funerali di stato per Mike Bongiorno), o l’ingerenza del Vaticano nella vita pubblica, o ancora “gli incubi dell’illusionismo catodico”, alimentati da una tv sempre più stupida e impoverita, o le incertezze vili di una sinistra senza idee che nulla sa e vuole opporre all’ostentazione ipnotica di una destra prona agli interessi economici di Berlusconi. Tutte sacrosante ragioni su cui qualsiasi lettore deve convenire, ma a cui si possono forse sollevare tre piccole obiezioni. Citando male -tre volte-, con ovvia e commossa partecipazione una vittima del massacro del Circeo, Magrelli ne confonde il nome: non Daniela, ma Donatella Colasanti. Anche questa è una piccola violenza. Poi,schierandosi dalla parte degli scrittori, vittime da immolare in una società ignorante e consumista, sembra dimenticare quanti narratori e poeti scodinzolano tra radio, tv, festival e premi, celebrando la loro spesso non eccelsa produzione. Infine, un pamphlet che si vuole di coraggiosa denuncia al sistema, orse non doveva essere pubblicato da Einaudi, ricavando diritti d’autore berlusconiani.

IBS, 11 dicembre 2011