MEMORIA

MEMORIA RIVISTA STORICA – ROSENBERG & SELLIER, TORINO 1981

I professori di storia, i cattedrattici, quelli che pubblicano sulle riviste universitarie autorevoli saggi volti a rintuzzarsi vicendevolmente le ultime tesi, avranno scosso la testa paterni. Non dico fatto un balzo sulla sedia, quello no: sprecare a tal punto sorpresa e indignazione vale per le gesta di un enfant prodige quale Carlo Ginzburg (irriverente storico-segugio), ma insomma anche lui titolare di cattedra, quindi da prendere sul serio. Invece questa nuova rivista, Memoria, sembra avere meritato solo qualche rimbrotto sorridente, qualche recensione spazientita, come quella apparsa su Repubblica: Memoria è infatti la prima rivista di storia delle donne, scritta solamente da donne (e quel “solamente”, molti l’hanno letto nel senso che “sono solo donne”). La veste grafica è sobria e discreta come si addice a una rivista teorica: ma ad avvertirci che non si tratta di Studi medievali o di Clio, servono anche il colore della copertina, viola, le illustrazioni da un quadro di Klee (Occhi di strega) che accennano velatamente ad un simbolismo sessuale, prima ancora che l’editoriale e il sommario degli articoli. Questa rivista dal titolo rivelatore (una discussione sulla scelta di questo titolo avrebbe perfettamente introdotto il numero primo) riesce ad essere un contributo al femminismo; non nasce da uno spirito di rivincita, ma da un “desiderio di conoscenza” che è volontà di rileggere la storia delle donne (o di leggerla ex-novo; è mai stata letta correttamente?) al di là dei rigidi schematismi imposti dalla storiografia ufficiale, stralciandola – per così dire – dalla storia maschile fatta sempre passare come storia universale. Quale Memoria, allora? Una memoria selettiva, intanto, che scelga di indagare quei momenti di particolare rilevanza nella storia delle donne, trascurati o interpretati erroneamente dalla storicistica maschile. E in questo ambito tenga conto che la storia femminile è storia di relazioni, non riducibile a un elementare contrapporsi di antagonismi e oppressioni, ma storia che se ruota intorno a momenti concreti, a ruoli determinati, a condizioni oggettive, a fatti accaduti, non è tuttavia circoscrivibile interamente in questi limiti, e va letta con un metro sensibile anche all’evoluzione/involuzione dei sentimenti. Ragione e sentimenti è il tema di questo primo numero, doveroso omaggio a uno stereotipo culturale che scinde l’identità umana in due poli (uno positivo, maschile, l’altro negativo, femminile) e l’identità femminile in due ruoli (fanciulla casta, moglie fedele, madre amorosa) e uno “diverso” da rifiutare. Compito della donna storico è quello di studiare questa norma costrittiva e lo scarto dalla norma, con i prezzi da pagare che esso ha imposto e impone. Tuttavia pochi dei saggi presenti in questo volume (Di Cori, Ripa di Meana, Pelaja) si attengono strettamente a questo principio: uno in particolare, che analizzando un caso di infanticidio del 1882, indaga sul groviglio di dati consci e inconsci, privati e pubblici, che interagiscono in un delitto del genere. Un altro saggio (Bompiani) smonta gli elementi compositivi della figura di Cenerentola nelle varie edizioni della fiaba, con occhio particolarmente attento alle relazioni parentali e alla pluralità di sentimenti che in esse si accavallano. Altri quattro interventi, invece, lavorano su fonti indirette (Bonacchi, D’Amelia, Biadene, De Giorgio) commentando testi sia maschili sia femminili e suggerendone un nuovo approccio di lettura. Fraire, Magli e Groppi propongono, con indubbia profondità e fertilità teorica, studi che non sono però focalizzati sulla donna e potrebbero comunque essere destinati ad altra rivista storica o psicanalitica. Un contributo estremamente interessante è quello di Cantarella, che studia le origini nel mito e nella tradizione letteraria greca dell’unica saggezza riconosciuta alle donne: la “metis”, l’astuzia, vissuta nella cultura occidentale più come difetto che come virtù. La rivista non sente la mancanza di momenti creativi: l’unica invenzione è una lettera di Pericle ad Anassagora (E.Sormani), che getta un ponte tra storia antica e femminismo. Molto buona è anche la parte documentaristica, con un accurato notiziario, recensioni, informazioni e bibliografie. In conclusione, alcuni difetti della rivista – già peraltro messi in luce dall’editoriale – possono essere la scarsa adesione al tema di alcuni saggi, la mancanza di analisi di figure femminili, la preponderanza delle fonti indirette su quelle dirette; ma se consideriamo che ci troviamo di fronte al primo tentativo di rivista storica delle donne, che ha il grosso merito di non essere rancorosa come altri contributi femministi, e di proporre un’analisi e un obiettivo comune a tutto il corpo redazionale – cosa del tutto nuova per una rivista storica non partitica, dobbiamo ammettere che si tratta di una svolta importante nella cultura del movimento femminista e (speriamo) nella coscienza storica del nostro paese.

«Quotidiano dei Lavoratori», 19 giugno 1981