MISHIMA

YUKIO MISHIMA, MARTIRIO – VIA DEL VENTO, PISTOIA 2009

L’editrice pistoiese Via del Vento pubblica questo libricino di Yukio Mishima, «personalità complessa, di tendenze manifestamente omosessuali, romantico, narcisista, soggiogato dai temi della sensualità e della morte, esaltato difensore delle tradizioni del sistema imperiale, e amareggiato per il progressivo e inarrestabile processo di occidentalizzazione del suo paese» al punto di scegliere di darsi violentemente e platealmente la morte, a 45 anni, con harakiri.
Martirio, un racconto di poche pagine, scritto nel 1948 (quando l’autore era solo ventitreenne, un anno prima del suo capolavoro, Confessioni di una maschera), è teso e compatto, vibrante di un’atmosfera di morbosa e ossessiva negatività. Ambientato in un collegio per «rampolli dell’aristocrazia», ricorda temi e suggestioni di due capolavori della letteratura occidentale: I turbamenti del giovane Toerless e Il Signore delle mosche. Come in questi, qui è il male che incombe nelle vicende claustrofobiche e brutali di un gruppo di adolescenti, «armati di una freddezza di cuore e un’arroganza degna di tanti adulti». Vicende che si snodano attraverso le due direttrici delle pulsioni di Eros e Thanatos, «nel loro tragico e inevitabile darsi avvinghiate in tossica unità» come spiega il postfatore Francesco Cappellini.

Il piccolo Watari, «di stupefacente bellezza» viene preso di mira ed è oggetto di angherie da parte degli allievi più grandi, perché estraneo al branco, ribelle alle sue regole e ostinatamente rivolto con lo sguardo al cielo «come fosse Cristo». Sorpreso a rubare, viene selvaggiamente picchiato e infine impiccato, mentre i compagni danzano «come piccoli demoni» intorno a lui, orgogliosi «di aver ucciso qualcuno».
Un Martirio come quello del San Sebastiano di Guido Reni che tanto aveva turbato la sessualità giovanile di Yukio Mishima. Il fatto che il corpo di Watari alla fine del racconto scompaia, lasciando penzolare la corda vuota liberamente, aggiunge un ulteriore, irrazionale elemento di angoscia alla narrazione.

 

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