NEMIROWSKY

IRÉNE NÉMIROWSKY, JEZABEL – GARZANTI, MILANO 2014

Garzanti ripropone il romanzo di Iréne Némirowsky pubblicato nel 1936, di cui il traduttore e prefatore Lanfranco Binni sottolinea «l’epicità quasi brechtiana», capace di tratteggiare «un ritratto indimenticabile di donna, antico e moderno, archetipico e storico, crudele e vero, che affronta con dolore e con rabbia le dinamiche della complessità femminile e della sua prigione sociale». La protagonista del racconto è la gelida e bellissima aristocratica Gladys Eysenach, reincarnazione della spietata regina biblica Jezabel: smaniosa di asservire persone, sentimenti e situazioni esistenziali ai suoi personali ed egocentrici capricci, incurante delle sofferenze ed umiliazioni altrui, ed ossessionata esclusivamente dalla cura del suo aspetto fisico. Il romanzo si apre con queste parole:«Una donna entrò nella gabbia degli imputati». E’ appunto Gladys, accusata di aver ucciso un giovane penetrato nella sua camera da letto. Forse il suo amante, forse un ladro o un ricattatore: la donna viene condannata a una pena mite, e il sipario si chiude sulla sua vita inquieta e tutto sommato infelice. Ma la gabbia del tribunale in realtà è metafora di ben altra e più feroce costrizione: Gladys non accetta di invecchiare, è terrorizzata dall’idea di non venire più amata dagli uomini, di perdere il suo fascino seduttivo. «Com’era dolce vedere un uomo ai suoi piedi…Detestava la sofferenza; come i bambini, si aspettava ed esigeva la felicità». Passando da un amante all’altro, aspirando solo a suscitare invidia e ammirazione, arriva a falsificare il suo atto di nascita per celare i suoi anni, a frequentare squallide case d’appuntamento pur di godere della sua insaziabile sessualità: ma soprattutto proibisce all’unica figlia di realizzarsi nell’amore e nella maternità, lasciandola morire con indifferenza. La sorpresa finale riguardante l’identità del giovane ucciso riscatta la narrazione, con l’incalzare degli avvenimenti, da qualche indulgenza a toni da feuilleton.

«Leggendaria» n.111, maggio 2015