PIERI

Intervista a Francesca Pieri, addetta stampa dell’editore Donzelli
FRANCESCA PIERI, RESPONSABILE UFFICIO STAMPA DELLA CASA EDITRICE DONZELLI

 

Forte di un’esperienza di oltre dieci anni nel mondo dell’editoria romana, Francesca Pieri, dopo aver lavorato, tra gli altri, per Gallucci e Newton Compton, ricopre attualmente il ruolo di responsabile dell’ufficio stampa presso Donzelli Editore. In quest’intervista, oltre a raccontare le peculiarità della sua professione e il suo percorso formativo e professionale, Francesca Pieri descrive quelli che sono gli aspetti più stimolanti e ricchi di soddisfazione del suo lavoro e riflette sul futuro dell’editoria italiana e del mercato del libro, cartaceo e digitale.

 

  • Quali sono le funzioni di un addetto stampa in una casa editrice?

La funzione principale di un addetto stampa in una casa editrice è la promozione del libro attraverso gli strumenti della comunicazione. I canali possono essere molteplici, più o meno diretti, ma diciamo che l’obiettivo fondamentale è rafforzare l’uscita del libro facendo in modo che, in coincidenza dell’arrivo in libreria, se ne parli attraverso i media. Questo può prendere avvio con una serie di azioni che vanno dalla tradizionale comunicazione rivolta alla stampa (giornali, radio, tv e web), a una efficace studiata campagna social, fino ad arrivare all’organizzazione di incontri pubblici (presentazioni, festival, rassegne, premi). In poche parole, l’ufficio stampa comunica l’uscita del libro. In questo senso si pone al punto di snodo tra il lavoro di redazione e quello del commerciale.

  • Attraverso quale formazione culturale e seguendo quali motivazioni personali si arriva a ricoprire questo ruolo professionale?

Posso raccontare la mia esperienza personale. Io ho studiato Lettere e in seguito mi sono specializzata in gestione delle attività culturali. Ho poi tenacemente intrapreso un percorso sempre limitrofo ai libri e all’editoria, prima sul fronte dell’organizzazione di grandi eventi (parlo di festival e fiere), poi approdando in una casa editrice dove ho imparato sul campo questo mestiere. Una casualità, potrei dire, ma anche una fortuna, perché mi è stata offerta l’occasione di un vero e proprio apprendistato, facendo esperienza diretta dell’intera filiera del lavoro editoriale, collaborando strettamente con la redazione e aprendomi a una professione che, con il tempo, ho ritagliato sempre di più intorno ai miei interessi e al mio temperamento.

  • Quali aspetti del tuo lavoro ti recano più soddisfazione, da un punto di vista umano?

Considero il mio lavoro circolare rispetto al percorso di studi e ai miei interessi personali. È indubbio che lavorare in questo ambiente ti permette di entrare in contatto con un mondo di relazioni interessanti, di portarti quotidianamente avanti nell’ambito delle tue conoscenze, di sperimentare il difficile equilibrio tra realtà e narrazione della realtà. Devo dire che, a distanza di tanto tempo, poter seguire l’intero percorso di ideazione e realizzazione di un libro rimane per me la parte più bella di questo lavoro, quella da cui tiro fuori le motivazioni più forti e l’energia che mi serve nel quotidiano. Non ho smesso mai, seppure nelle difficoltà e con le pressioni alle quali il mio ruolo mi sottopone, di sentirmi fortunata per essere riuscita a tradurre la mia passione, i miei studi, nella mia professione. Non c’è stato libro che non mi abbia lasciato qualcosa (e qui ci metto anche i rapporti con l’editore, gli autori, i giornalisti, i critici, i curatori dei volumi, coloro che, nell’insieme, fanno la storia e la fortuna di un progetto editoriale) e considero questa la mia grande soddisfazione: potermi identificare con il lavoro che faccio, sentirlo alla base della mia piena realizzazione, non soltanto professionale, ma anche umana.

  • Come giudichi l’attuale mercato del libro in Italia? Ci sono ancora prospettive di crescita, e in che ambito?

Esprimere un parere sul mercato editoriale attuale non è semplice, non lo certamente per me che sono molto presa dalla realtà della casa editrice per la quale lavoro, dal mondo che lo circonda e dalle prospettive che condividiamo ogni giorno. Posso giocare al rilancio e dire cosa mi aspetto invece, come operatrice del settore e come lettrice appassionata. Mi aspetto di assistere a una progressiva ripresa del settore, a un appianamento dei conflitti che lo lacerano e che si esprimono nel complesso riposizionamento di marchi e di gruppi sullo scenario nazionale, come anche nelle dispute attuali sugli eventi fieristici. Mi aspetto che il libro ritrovi la sua centralità e che la promozione della lettura diventi un tassello della crescita civile di questo paese, non l’oggetto di azioni sporadiche, prive di reali conseguenze. Mi aspetto che la scuola e le biblioteche rientrino nell’orbita di questa prospettiva, vedendosi restituito un ruolo di mediazione e di rilancio culturale all’interno del quale l’editore possa dialogare e trovare terreno fertile.

  • Pensi che i supporti elettronici soppianteranno il libro cartaceo?

Finora non ci sono dati che realisticamente fanno pensare a un passaggio prossimo venturo dal cartaceo al digitale. Le due dimensioni mi sembrano destinate a una lunga convivenza, quello che va discusso al momento e difeso è il libro nella sua dimensione totale. Gli strumenti di lettura possono aggiornarsi, ma se non si recupera il valore della lettura sarà difficile darsi prospettive.

  • Quali ritieni siano le caratteristiche più peculiari delle edizioni Donzelli?

La mia collaborazione con l’editore Donzelli non compie ancora due anni, ma il mio rapporto con la casa editrice è lungo. Li conosco e li seguo da anni con passione e assiduità. Arrivare a lavorare con loro è stato per me la felice realizzazione di un percorso, ma anche un buon punto di partenza da cui ricominciare e rilanciare la mia professione. Per Donzelli mi occupo di comunicazione e pubbliche relazioni. Qui ho trovato una dimensione stimolante e accogliente. Se dovessi individuare gli elementi peculiari della casa editrice direi senz’altro una forte dimensione identitaria, la cura del catalogo, la vocazione indipendente e un dialogo aperto con la nostra attualità culturale. A questo io cerco di rispondere ogni giorno interpretando il lavoro con chiarezza, visione e tenacia.

 

© Riproduzione riservata     www.sololibri.net/IntervistaFrancescaPieri.html     4 ottobre 2016