QUARENGHI

GIUSI QUARENGHI, IO SONO IL CIELO CHE NEVICA AZZURRO – TOPIPITTORI, MILANO 2011.

Chi è nato intorno agli anni 50 si riconoscerà in questi nove racconti della scrittrice bergamasca Giusi Quarenghi: cioè si riconoscerà nei dettagli comuni di una storia familiare e paesana, ma anche civile e collettiva tratteggiata dall’autrice con delicatezza e nostalgia, con ironia e lucidità .
Originaria della Val Taleggio, nata in una famiglia che gestiva una trattoria («la cucina dove si stava tutti, noi e anche i clienti»), con un grosso padre «sublime maestro del farniente» («una vita intensa, pur senza una goccia di sudore», appassionato giocatore di carte e di bocce, a suo modo filosofo e osservatore dei costumi contadini) e una madre che invece lavorava per tre (commoventi e ricche di interesse le pagine dedicate alla preparazione del bucato), Giusi Quarenghi non descrive la sua infanzia con un retorico amarcord . Semplicemente narra di un mondo in cui i tempi erano scanditi dal suono delle campane, dall’avvicendarsi dei giorni di festa, dalle cerimonie religiose e dalla cura degli animali, che vivevano allora in simbiosi con gli esseri umani. Ma di questo mondo racconta anche le ingiustizie, le ottusità e le superstizioni, prima fra tutte quella che riguardava la scarsa considerazione in cui veniva tenuto il sesso femminile. Una realtà condivisa da parenti e vicini, amici e signori che arrivavano in villeggiatura dalla città, e in cui la corsa al denaro e al successo non assorbiva i pensieri e le ambizioni di tutti come succede oggi. La narrazione induce a un sorriso intenerito soprattutto quando si sofferma sui particolari di un’educazione e di tradizioni in quell’epoca condivisi un po’ da ogni famiglia: la raccomandazione rivolta alle bambine di stare «composte», sedute con le ginocchia «unite e coperte»»; la vestizione per la Messa grande («calzette bianche e traforate e scarpe bianche con le fibbie»); i titoli dei temi assegnati dalle maestre; gli elastici «grogren»; le visite ai morti; le cacche delle mucche per strada. E la natura, la gente, la storia che avanza e cambia le abitudini e le coscienze…

“Leggendaria” n. 94, luglio 2012