SEVERINO

EMANUELE SEVERINO, IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI – RIZZOLI, MILANO 2011

Da quanto scrive il filosofo Emanuele Severino in  Il mio ricordo degli eterni, ricordare è alterare, errare: «È una parte del grande sogno in cui il mondo esiste». E questa sua autobiografia risulta, quindi, un errore: «Trapelano, in queste mie pagine, vanità e puerilità»,messaggi che allontanano dalla verità, addirittura nella falsità dello stile: «Ho nostalgia del linguaggio pesante e duro dei miei scritti».

E ancora: «Pubblicare un’autobiografia è dar confidenza al prossimo. Che a volte la merita, altre no». Ma non sempre chi legge la narrazione di una vita altrui lo fa per banale curiosità: a volte può sperare in un’illuminazione, desidera imparare dall’esistenza di un Maestro. Ecco che allora la vita di un filosofo può risultare davvero un insegnamento, non solo nei particolari biografici (la famiglia d’origine, siculo-bresciana, con il padre ufficiale dei bersaglieri e poi bancario; un fratello maggiore morto in guerra; la moglie amatissima, conosciuta a sedici anni e sposata a ventidue; due figli, e un’intera esistenza dedicata alla ricerca, allo studio, all’insegnamento universitario).
Non solo, quindi, nelle vicende della quotidianità: l’amore per la musica e per la letteratura (soprattutto Leopardi e i tragici greci), gli incontri con i grandi pensatori italiani ed europei (Gadamer e Levinas tra gli altri), le polemiche e gli scontri ideologici con altre teorie filosofiche (tra cui, fondamentale, quella con le gerarchie della Chiesa), i viaggi.

Ma essenzialmente nelle graduali conquiste filosofiche, nell’avvicinarsi al nucleo tematico del suo pensiero: l’oltrepassamento del nichilismo, inteso come “alienazione essenziale”, secondo cui le cose vengono dal nulla e vi ritornano; la critica al cristianesimo, al capitalismo, al tecnicismo; l’approfondimento di parole chiave (l’incontrovertibile, il rimedio e il riparo). E in particolare la sua tesi più originale e discussa, ma inevitabilmente più affascinante: l’eternità di tutti gli essenti, per cui «se tutto è eterno, tutto è legato a tutto, sì che, se un filo d’erba non fosse, nulla sarebbe».

Perché «ciò che se ne va scompare per un poco. Ma poi, tutto ciò che è scomparso riappare».

 

© Riproduzione riservata      www.sololibri.net/mio-ricordo-eterni-Severino.html     10 giugno 2016