SICA

GABRIELLA SICA, SCRIVERE IN VERSI –  IL SAGGIATORE, MILANO 2011

Gabriella Sica, poeta e protagonista del dibattito letterario contemporaneo, ci introduce con questo volume – che ha conosciuto diverse edizioni di successo – nei meandri non sempre di facile accesso delle varie forme poetiche, così come sono andate trasformandosi dalle origini della lingua italiana ad oggi. Senza eccedere in ostici tecnicismi, l’autrice ripercorre la storia della nostra poesia illustrando gli elementi fondamentali che sono alla base della costruzione del verso: quindi i vari canoni metrici (con le differenze tra dattilo, anapesto, trocheo, giambo), le figure prosodiche, le diverse tipologie di versificazione (dall’endecasillabo al settenario, fino ai rarissimi trisillabi e bisillabi), il ritmo e la rima, che costituiscono l’ossatura caratterizzante dello stile individuale di ogni poeta. Quindi presenta le diverse forme metriche della poesia lirica (sonetto, canzone, sestina, ballata, madrigale), e di quella narrativa (terzina, ottava), con un excursus nella metrica barbara e in quella popolare. Il libro si conclude poi con un interessante capitolo riguardante la poesia del nuovo millennio.

Le pagine più emotivamente coinvolgenti sono però quelle della prefazione, in cui Gabriella Sica manifesta tutto la sua appassionata devozione verso la poesia, a cui riconosce il merito di trasmettere «un’infinita e partecipe attenzione amorosa per il mondo»: «La lettura di una poesia non cambia il mondo, ma la nostra vita, anche soltanto un po’. Il fatto che risvegli una memoria, illumini una situazione, crei un pensiero o un turbamento trascina comunque a un piccolo cambiamento, porta in noi lettori in piccolo annuncio. Ci prende del tempo, ma ce lo restituisce più ricco». Tuttavia, proprio questa dedizione dell’autrice alla parola poetica, la induce a rivolgere con legittima severità qualche ammonimento a chi ritiene che basti andare a capo a metà riga per confezionare una composizione artisticamente valida:

«Non c’è poesia senza studio. E lo studio serve a ridiventare semplici, a togliere più che ad aggiungere», «La poesia è una nemica del caso… Essa è edificazione, lingua, espressione di quell’ordine giusto che regola il ritmo generale del mondo», «La trascuratezza delle forme, come l’approssimazione verbale, non appartiene all’ordine in cui vivono le ragioni fattive dell’amore e della poesia: un dire trasandato e distratto, se contrasta con la poesia, è altrettanto discordante con ogni cimento amoroso della cortesia e della vita. Misura allora, vuol dire proprio misura, misura nel metro ma anche nei modi d’amare, e dunque anche riflessivo equilibrio, moderazione e, per successivi accostamenti, conoscenza…», «La metrica non è l’aspetto esteriore o il traliccio [della forma], né una scienza separata o un’ideologia ingombrante, perché la metrica è la poesia, il filo d’oro che la trattiene e la delimita… Se la poesia è conoscenza e accettazione del limite umano, la metrica ne è legge e misura liturgica, è la madre che forgia e taglia, dà forma ai visi e alle cose».

Già Paul Valéry soleva ripetere che in poesia il contenuto è la forma. Quasi invitando chi non condividesse questo rigore espressivo a formulare le proprie emozioni in uno dei tanti modi alternativi che offre la lingua scritta: racconti, canzoni, cronache giornalistiche, bollettini, manifesti politici. 

© Riproduzione riservata            www.sololibri.net/Scrivereversi-Gabriella-Sica.html      6 settembre 2017