SZYMBORSKA

PROSPETTIVA

Si sono incrociati come estranei,
senza un gesto o una parola,
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.

Forse smarriti
o distratti
o immemori
di essersi, per un breve attimo,
amati per sempre.

D’altronde nessuna garanzia
che fossero loro.
Sì, forse, da lontano,
ma da vicino nient’affatto.

Li ho visti dalla finestra
e chi guarda dall’alto
sbaglia più facilmente.

Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto,
anche se è accaduto.

E io, solo per un istante
certa di quel che ho visto,
cerco di persuadere Voi, Lettori,
con qualche verso occasionale,
quanto triste è stato.

***

VOCI

Non puoi fare un passo e subito gli Aborigeni
sbucano fuori come dal nulla, o Marco Emilio.

Ti si impantana il tallone nel bel mezzo dei Rutuli.
Sprofondi fino alle ginocchia nei Sabini, nei Latini.
Hai già fino alla cintola, al collo, fin sopra i capelli
gli Equi e i Volsci, o Lucio Fabio.

Di questi piccoli popoli c’è da non poterne più
fino alla sazietà e alla nausea, o Quinto Decio.

Una città, un’altra, la centosettantesima.
L’ostinazione dei Fidenati. La cattiva volontà dei Falisci.
La cecità degli Ecetrani. La volubilità degli Antemnati.
L’offensivo malanimo dei Labicani, dei Peligni.
Ecco cosa costringe noi, uomini miti, ad essere severi
al di là di ogni nuovo colle, o Gaio Clelio.

Se non intralciassero, ma intralciano,
gli Aurunci, i Marsi, o Spurio Manlio.

I Tarquiniesi di qua e di là, gli Etruschi ovunque.
Inoltre i Volsiniesi. In aggiunta i Veienti.
Oltre ogni ragione gli Aulerci. Item i Salpinati,
oltre l’umana sopportazione, o Sesto Oppio.

I piccoli popoli capiscono poco.
Il cerchio dell’ottusità si allarga intorno a noi.
Costumi riprovevoli. Leggi retrograde.
Dèi inefficaci, o Tito Vilio.

Cumuli di Ernici. Sciami di Marrucini.
Numerosi come formiche i Vestini, i Sanniti.
Più in là vai, più ce n’è, o Servio Follio.

I piccoli popoli sono deplorevoli.
La loro sventatezza richiede vigilanza
al di là di ogni nuovo fiume, o Ostio Melio.

E io, Ostio Melio, ti rispondo così, o Appio Papio:
Avanti! Da qualche parte il mondo
deve pur finire.