ZWEIG

STEFAN ZWEIG, RACHELE LITIGA CON DIO – ELLIOT, ROMA 2015

I due racconti di argomento biblico presenti in questo volumetto di Stefan Zweig (1881-1942), Rachele litiga con Dio e Il pellegrinaggio, riassumono un po’ tutti i temi presenti nella narrativa dell’autore austriaco: la morte sempre incombente, come minaccia o liberazione; il conflitto con l’altro, nemico o amico che sia; la lotta contro il potere espresso in termini violenti e sopraffattori; la caduta delle illusioni; il sacrificio inutile o comunque destinato al fallimento. Sono poi tutti temi che appartengono alla biografia stessa di Zweig, alla sua personale e coraggiosa sfida contro il nazismo, conclusasi con il suicidio suo e di sua moglie in Brasile.

Il secondo dei due racconti è brevissimo e fulminante, perfetto nel suo precipitarsi ansioso verso un finale non esplicitato, ma intuibile in tutta la sua drammatica inevitabilità. Narra di un giovane della Giudea, molto pio e ingenuo, affascinato dall’idea di poter incontrare il Messia che sta compiendo miracoli in tutta la Palestina: così preso da questo miraggio da sognare ogni notte il viso angelico del figlio di Dio. Si mette quindi in cammino verso Gerusalemme, ma a metà percorso (assetato, stanco, indebolito) sviene, ed è soccorso da una giovane e conturbante donna siriana. Cedendo al fascino di lei, soccombendo alla tentazione, finirà per perdere colpevolmente l’appuntamento con il destino e con la salvezza. 

Nella prima e più famosa novella che dà il titolo al libro, l’Onnipotente si adira con il suo popolo, tornato ad adorare gli idoli con offerte sacrileghe. La collera divina si manifesta violentemente, squarciando i cieli e sconvolgendo le acque, squassando la terra e distruggendo gli animali. Le suppliche dei patriarchi e dei profeti non valgono ad ammansirlo. Si alza allora la voce tremante di una donna minuta, Rachele, uscita dalla sua tomba a Ramah. Rachele inizia a parlare con Dio, che l’ascolta in silenzio, ricordandogli tutta la sua vita tormentata: l’amore contrastato per Giacobbe, gli odiosi tranelli del padre Labano, la gelosia della sorella Lia. E come lei fosse riuscita a perdonare, a non recriminare. Se il suo Signore, invece, rimarrà schiavo del proprio furore, vorrà dire che non merita la fedeltà degli uomini: «Sei un dio estraneo, un Dio della vendetta, un Dio della collera, un Dio del castigo, e io, Rachele, che amo solo il Dio dell’amore e ho servito solo il Misericordioso, io, Rachele, ti rinnego qui, davanti ai tuoi angeli!… E pertanto ti accuso: la tua parola, Signore, contraddice il tuo Essere, e la tua parola adirata smentisce il tuo vero cuore».

Il discorso fremente della temeraria intimorisce ogni creatura, umana e celeste: ma l’Onnipotente si illumina, grato del coraggio della donna che aveva voluto essere figlia, moglie e madre a dispetto di ogni difficoltà, e non aveva avuto paura di alzarsi in piedi, di guardarlo e di litigare con lui.  

 

© Riproduzione riservata         www.sololibri.net/RachelelitigaconDio-Zweig.html;  30 marzo 2017