ALAN BENNETT, L’IMBARAZZO DELLA SCELTA – ADELPHI, MILANO 2009

I due saggi presenti in questo libriccino Adelphi ben evidenziano non solo l’indubbia e profonda conoscenza della storia dell’arte mondiale da parte dell’autore, ma anche la sua arguzia argomentativa e la dissacrante ironia con cui è stato in grado di commentare sia i quadri descritti, sia l’intera visione ideologica che ad essi soggiace. Il primo intervento fu redatto da Alan Bennett in seguito all’invito rivoltogli da una catena di supermercati a indicare quattro quadri da distribuire riprodotti nelle scuole. La scelta dello scrittore si focalizzò su quattro dipinti di diverse epoche, che per la ricchezza della composizione e dei dettagli e per il tema trattato potessero meglio catturare l’attenzione di giovani studenti. Nello stesso tempo, però, le quattro tele erano care a Bennett perché in qualche modo collegate alla sua infanzia, allo stupore provato durante le sue prime visite ai musei, e alla capacità di suscitare in lui ricordi ed emozioni profonde. “Ciò che si può dire di un’opera d’arte non deve mai andare oltre quello che l’opera d’arte dice di sé”: è un concetto fondamentale a cui Bennett si attiene nei suoi interventi, anche quando ammicca maliziosamente al lettore nel commentare il ruolo figurativo secondario di San Giuseppe, o “i bambinelli dipinti nelle Natività, alcuni striminziti, altri sovrappeso: se fossero portati in un reparto di pediatria desterebbero viva preoccupazione…”.  Il secondo saggio si propone di descrivere, nella City Art Gallery di Leeds, una quindicina tra le tele più significative. Ma anche qui lo scrittore brillante ha la prevalenza sul critico di professione, e ci divertiamo a rivivere con lui bambino dapprima il turbamento e poi la risata liberatoria della sua classe elementare davanti all’enorme seno nudo allattante di una eroina biblica, o a condividere l’ipotesi che molti tra i visitatori dei musei cerchino nelle sale, più che l’arte, comodi divani e un temporaneo riparo dagli assilli atmosferici dell’esterno.

IBS, 31 gennaio 2015