LUIS RAÚL CALVO, DECOSTRUZIONE DI VOLTI E ALTRE POESIE
GIULIANO LADOLFI EDITORE – BORGOMANERO 2026
Con testo rumeno a fronte, le edizioni Ladolfi pubblicano un libro di versi dell’argentino Luis Raúl Calvo dal titolo intrigante, Decostruzione di volti e altre poesie, diviso in due sezioni, la prima costituita da un poemetto dedicato a Vincent Van Gogh, la seconda da composizioni a tema libero.
Nato nel 1955, Luis Raúl Calvo vive a Buenos Aires. Laureato in psicologia, è poeta, saggista, traduttore, musicista e cantautore; molto attivo culturalmente (dirige la rivista letteraria Generación Abierta), ha già pubblicato per l’editore Giuliano Ladolfi – che del nuovo libro è traduttore e sapiente prefatore – il volume Atto segreto.
La prima parte di Decostruzione di volti è a sua volta suddivisa in diversi capitoli, dedicati alle persone che hanno costituito la costellazione ambientale di Van Gogh (il fratello Theo, l’amante Christine, l’amico Gauguin), mentre solo due poesie riguardano direttamente il pittore: La sedia vuota e Il pazzo dei capelli rossi. Negando, come sempre dovrebbe fare la poesia, la possibilità di una descrizione e interpretazione definita e inconfutabile dell’oggetto poetico, Calvo si avvicina all’artista olandese appunto decostruendo (termine caro a Jaques Derrida) il personaggio e la sua arte, di per sé multiformi e difficilmente incasellabili in parametri strutturati. Sembra infatti scegliere la contraddizione come chiave di lettura della biografia e dell’opera di Van Gogh. Come scrive giustamente Ladolfi “la contraddittorietà interna del pittore non esita a presentare un conto salato: grande nella potenza emotiva, vigoroso nell’espressione cromatica, fragile nella psiche”.
Così il famoso dipinto La sedia vuota rappresenta il senso di smarrimento e solitudine provato da Vincent dopo l’improvvisa e traumatica partenza di Gauguin, capace più di lui di aderire vitalmente all’esistenza (“In questa camera un uomo / si lascia morire giorno dopo giorno. // Ci sono altri esseri / che si avventurano anche a passare la notte / nell’oblio. // Si svegliano al mattino, bevono / un sorso di caffè e immaginano / che la pienezza della bellezza / sia dall’altra parte della terra”). Il pazzo dei capelli rossi “predicatore della luce e del crepuscolo”, riconosceva a sé stesso solo un destino di esclusione dal mondo sonnolento e insipido che lo circondava. La sua sete di assoluto e di comprensione aveva trovato corrispondenza solo nell’affetto e nella stima del fratello Theo, che “sosteneva appassionatamente il sottile filo dell’amore”, e nella vicinanza fisica e sensuale di Christine
(“Questa donna errante che viaggia e viaggia, / che ritrova l’innocenza in ogni suo gesto, / si culla in questo letto con agile e bella presenza / traboccante di piacere”). “Solo alcune anime semplici e gentili, / come il vecchio e caro postino Roulin” sono riuscite a calmare il “lupo affamato” che delirava in lui, e trovava pace esclusivamente nell’illuminazione dei colori.
Un’uguale luce rischiarante e rivelatrice Luis Raúl Calvo ha recuperato in altre sue esperienze esistenziali narrate con commozione nella seconda parte del libro: in primo luogo nell’amicizia e collaborazione artistica condivisa con il gruppo argentino Generazione aperta, attivo dagli anni ’40 agli ’80 del secolo scorso, ispiratore di un cambiamento artistico e sociale poi silenziato dalle convenzioni borghesi e dalla politica reazionaria nazionale. “Le parole rimarranno, sì, almeno / le parole, le voci desolate della memoria, / della transitorietà, dell’oblio”. In sogno rivede il vecchio amico scrittore Antonio Aliberti, scomparso nel 2000, che percorrendo “un corridoio buio” gli annuncia grandi novità future; ricorda le madri di Plaza de Mayo, ancora invase dallo stesso dolore e dalla stessa speranza di cinquant’anni fa; riflette sulla storia che si ripete con le stesse ingiustizie di sempre (“Si affretta con i propri occhi / la caduta del mondo. / Noi stiamo inventando altre regioni / per restituirci ciò che abbiamo perso”).
Pur nel timore di un “ingresso vertiginoso nell’abisso”, il poeta affida alla poesia la speranza di un riscatto, avanzando “fin dove ci portano i passi”: una strada difficile da seguire insieme, poeti e lettori, rincorrendo un’emozione di natura universale, come suggerisce nella postfazione Flavia Cosma, poetessa e fotografa canadese di origine rumena, che ha tradotto in romeno la presente edizione delle poesie di Luis Raúl Calvo.
«SoloLibri», 28 gennaio 2026