PAOLA CRISOSTOMIDIS GATTI, LASCIARSI È RESISTERE ANCORA
ENSEMBLE, ROMA 2026
Nel titolo del suo secondo volume di versi, e nella dedica iniziale (“Per chi ha conosciuto la mancanza”), Paola Crisostomidis Gatti ribadisce un concetto da molte persone, anche se non da tutte, riconosciuto come vero: gli abbandoni non sono mai definitivi, le assenze non indicano solo vuoti, le partenze possono presumere o sperare ritorni, sebbene improbabili e illusori. Nelle quattro sezioni in cui si suddivide la raccolta “Lasciarsi è restare ancora”, l’autrice affronta un unico e doloroso argomento: la separazione da chi si ama. La morte dei genitori viene ripercorsa emotivamente attraverso il recupero visivo degli oggetti che li hanno accompagnati in vita, una sorta di amuleti benedicenti che ancora permettono prossimità (“Oggi ho aperto i tuoi cassetti / olfatto, ricordo. / I tuoi capelli”, “Guardo su il terrazzo / dove parlavamo / senza pioggia dentro”). Altre poesie riaprono ferite incise nella carne, quando è il distacco fisico dell’amante che diventa dolore vivo, nostalgia di carezze, desiderio fisico, ansia di fusione: “Mi arrotolo nelle lenzuola / quando ti porti via / l’odore del mio corpo”. Allora il pensiero fisso si fa tormento, la memoria rievoca le parole dette, i compleanni festeggiati, le risate felici, i viaggi compiuti con complice curiosità. Tornare soli non è riconquistare indipendenza, se “la libertà è apnea silenziosa”. Forse il compagno ha scelto di percorrere altre strade, non si riconosce nel vissuto comune: “Dice che ha due vite. / Io sono quella / che non chiama casa”, “Ci sei, ci sono. / Non siamo”. Ecco che il non appartenere più a chi si è molto amato provoca insostenibile fragilità e disperazione, che Paola riesce a sintetizzare in soli tre versi, tra i più riusciti della raccolta: “Sono giorni / ‒ giorni di poca luce, di pochi colori ‒ / giorni di senza”. Empatica e sensibilmente attenta è la prefazione di Rory Cappelli.
AMAZON-IBS, 30 aprile 2026