CATERINA IRENE LAZZARINI, DIALOGHI MANCATI – ILGLOMERULODISALE, CT 2026

Nella collana “Occasionalmente” delle edizioni siciliane Ilglomerulodisale, curata da Alessandro Fo, è da poco uscita la plaquette Dialoghi mancati di Caterina Irene Lazzarini. Proprio il celebre latinista Alessandro Fo scrive nella partecipe prefazione che la “delicata voce” dell’autrice si pone nella collaudata scia di poeti che dall’antichità hanno dedicato i loro versi a persone care non più in vita, tentando il “recupero caldo e affettivo” di un dialogo irrealizzabile, tuttavia auspicato aldilà della barriera che le tiene lontane, e si vorrebbe poter infrangere.

Caterina Irene Lazzarini ricostruisce i teneri rapporti che l’hanno legata a parenti, amici, colleghi e a situazioni, a parole, a oggetti che li riportano vividi e presenti, incisi indelebilmente nella memoria.

A partire dalla madre, persa ormai da anni, ritrovata nel gesto di offrire alla figlia una matassa di lana da filare all’arcolaio, come faceva in passato; o riscoperta in una vecchia fotografia color seppia (in posa “diva per finta”), nei passi di tango insegnati a lei bambina, e nella impensierita raccomandazione: “In troppi fili annodi il tuo pensiero / e vuoi dare parole al non dicibile. / Guarda le foglie: lascia che disperdano / i tuoi affanni al vento, in lieve turbine”.

E poi un’altra parente: la cugina Gemma dalla “risata adamantina”, morta prematuramente; i molti colleghi insegnanti: Paolo, di filosofia; Maurizio, di inglese; Anna, di latino e greco. Ognuno di loro messo in risalto da un gesto caratterizzante: il fumo delle sigarette e i capelli bianchi scomposti, “il velo d’ironia / gentile… di gentiluomo aretino e insieme british”, i giri in bicicletta col fiato già mancante per la malattia. E ancora gli amici più cari, Loretta e Luigi, l’una “lieve e sollecita… controcorrente sempre”, l’altro in esilio da sé stesso.

Ancora una naturopata, un oculista, un fisico delle particelle, un gastronomo inventore, un caporedattore, i cui passi-voci-letture-musiche accomunanti continuano a stagliarli vivacemente vicini nel pensiero.

C’è poi la vecchia Palmira, ricoverata in un ospizio a partire dalla giovinezza, sbeffeggiata per la sua zoppia e per il carattere rude, “capretta malandata, / che nessuno voleva”, ma “sorella di un dolore senza nome”, che si sapeva e voleva prediletta dall’autrice.

L’ultima poesia della piccola raccolta riporta un dialogo questa volta non mancato, ma realmente vissuto con il giovane figlio Lorenzo, rimproverante alla madre poetessa l’eccessiva vicinanza alle persone anziane. E la risposta giustificante di lei: “con chi ami e sai prossimo a partire / respiri forte un po’ d’eternità”.

 

     «SoloLibri», 23 aprile 2026

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