ANTHONY TROLLOPE, NATALE A KIRKBY COTTAGE – GARZANTI, MILANO 2025
“Dopotutto, il Natale è proprio una noia!” “Anche se lo pensa, Mr. Archer, la prego di non dirlo qui!”. “Ma è vero”. “Mi dispiace molto che abbia questa opinione; ma la prego di non dire una cosa così orribile”. Il dialogo con cui si apre questo racconto (che oggi definiremmo minimalista) si svolge tra i due protagonisti principali: il ventitreenne Maurice Archer e la ventenne Isabel. Lei è la figlia del reverendo John Lownd, parroco di Kirkby Cliffe, nel nord dello Yorkshire; lui è l’ospite invitato a trascorrere il periodo invernale nella loro famiglia, per rispetto e in memoria della lunga amicizia che aveva legato i Lownd agli Archer, scomparsi anni prima.
Caratteri opposti, quelli dei due giovani: Maurice, piccolo possidente terriero rimasto privo di parenti e brillantemente laureato a Oxford, era caparbio e fornito di “un’esecrabile presunzione”; lei “alta, vivace, leggiadra… entusiasta, eloquente e piena di spirito”, era animata da sentimenti polemici di sfida e infantile ribellione.
Maurice Archer, punzecchiato con intolleranza da Isabel, ribadiva con ferma ostentazione la propria tesi sulle festività natalizie, scandalizzando la ragazza: “Si fa arrostire una gran quantità di manzo, si fa bollire una gran quantità di pudding, e poi le persone cercano di stare allegre mangiando più del normale. La conseguenza è che a tutti viene un gran sonno e la voglia di andare a letto un’ora prima del solito. Questo è il Natale”. Agli occhi della giovane donna, il contegno spocchioso del suo ospite nascondeva in realtà un’aristocratica indifferenza nei riguardi delle piccole gioie che il Natale sempre riserva ai più poveri: calore familiare, compagnia, regali, cibo, e quanto può gratuitamente offrire l’atmosfera religiosa della celebrazione.
Da subito il lettore percepisce che le vivaci schermaglie tra i due nascondono un imbarazzato ma reciproco interesse, e su questo intuibile sentimento si gioca il climax a basso registro della novella.
Anthony Trollope (Londra 1815-1882) è stato uno dei più celebri e prolifici scrittori inglesi dell’età vittoriana. Il racconto Natale a Kirkby Cottage, fu pubblicato nel 1970, ed è indicativo dello stile pacato e tradizionale che rese l’autore tanto famoso e amato dai suoi connazionali, ma altrettanto dileggiato come semplicistico e convenzionale dai critici letterari a lui coevi.
Maurice era stato invitato a collaborare con Isabel, i suoi familiari, il vecchio giardiniere e l’amministratore parrocchiale, all’addobbo della chiesa per la sera della Vigilia e la giornata del 25 dicembre. Il vecchio edificio – dai muri esterni coperti di erica, dai vecchi banchi di rovere con un antico pulpito sopraelevato – non aveva conosciuto l’obbrobrio di vandalici restauri, e si era mantenuto severamente fedele alla tradizione delle costruzioni luterane. Il giovane aveva l’incarico di spostare mucchi d’edera e di appendere alle pareti rami di agrifoglio, seguendo le indicazioni più esperte dei domestici, mentre Isabel manteneva un contegno distaccato e ancora offeso dall’evidente insofferenza di lui verso le tradizioni.
Gli screzi tra i due avevano assunto la forma di un gelido distacco, al punto da suggerire al ragazzo di allontanarsi nel pomeriggio per visionare la sua proprietà a qualche chilometro di distanza, e a lei di chiudersi in camera rinunciando alla cena. Entrambi tuttavia vagheggiavano silenziosamente nel pensiero un avvicinamento che preludesse a un futuro condiviso, con la benedizione e l’appoggio del Pastore Lownd e di sua moglie.
Quando prima della Messa celebrata nella cappella alla presenza di tutto il paese, Isabel viene a sapere che Maurice aveva provveduto di persona a regalare provviste alimentari alle famiglie bisognose della comunità di Kirkby Cottage, si ricrede sulla personalità del giovane, confessandosi pentita del suo atteggiamento colpevolizzante verso di lui, e dichiara ai propri genitori la propria disponibilità al fidanzamento ufficiale.
«SoloLibri», 26 novembre 2025