DE PALCHI

ALFREDO de PALCHI, NIHIL – STAMPA2009, AZZATE 2016

Maurizio Cucchi, nella prefazione a questo volume di Alfredo de Palchi, parla di «originalità forte e sdegnosa… energia violenta…lineamenti netti, e aspri, e ruvidi… forza tematica estrema». Subito quindi conviene chiosare queste affermazioni con l’orgoglioso autoritratto che l’autore offre di sé in versi e in prosa: «se mi vuoi in piedi / eccomi – ma scruta dentro l’occhio / orbo dal vedere troppo; essere il condottiero senza piumaggio ingigantito di conquiste e tempo, testa splendente di occhi veggenti e alle spalle ali di falco; vecchio leone, cacciato, braccato, ferito più volte eppure indenne, fiero, coraggioso, dignità che mi veste sartorialmente».

La vicenda biografica di Alfredo de Palchi autorizza in pieno la descrizione che lui dà del proprio indomito carattere, e del destino che si è costruito, con rabbiosa determinazione e polemica recalcitranza. Nato a Verona nel 1926, giovanissimo fu costretto dal tradimento di alcune persone – mai perdonate! (io, ricco pasto per voi insetti, / oltre l’ispida luce / vi crollo addosso il pugno) – a subire processi, una prigionia e quindi l’esilio. Rifugiatosi negli Stati Uniti, dove vive tutt’ora, ha qui svolto un’intensa attività editoriale, pubblicando diversi libri, traducendo e diffondendo molta poesia italiana contemporanea.
Il volume di cui ci occupiamo, Nihil, dal titolo di tranquilla, accettata negatività, raccoglie composizioni che abbracciano quindici anni di esistenza, dal 1998 al 2013, in un inquieto trascorrere tra passato e presente, memorie recuperate e “intime variazioni nostalgiche”, considerazioni politiche e rabbie ideologiche, amori sbranati e fisicità esibite.
Nessuna retorica nel ricordo dell’infanzia veronese, di cui salva solo la vitalità innocente del fiume Adige, con la sua “acqua erbosa”, gli argini ricoperti da biancospini e canneti, e in lontananza campi di tabacco e angurie: qui si tuffavano nudi i ragazzi, spingendosi su imbarcazioni improvvisate, tra nugoli di moscerini e zanzare. Senza cedere a rimpianti di bassa lega, Alfredo de Palchi riconosce anche la violenza naturale e sociale di quegli anni lontani: «E’ il paese incolto di preti e pretori, cloaca magna dei territori, con la frusta chiesastica per farsi valere sui bifolchi che frustano l’asino per farsi valere sugli animali; dovunque terrore e il mio annuncio».

Versi e prosa si intersecano e commentano vicendevolmente, nelle tre sezioni del libro, definite da Ombre e da Niente, in un ribadito ed esasperato nichilismo, con una scrittura fieramente petrosa e carnale, e con angosciose immagini catastrofiche di brucianti apocalissi, che non risparmiano la civiltà europea attuale (dissanguata, inerte, spossata), la falsa religione dei farisei devoti, la crudeltà verso il mondo animale, l’indifferenza divina e l’inevitabile spegnersi dei mondi interplanetari. Nemmeno il corpo merita uno sguardo clemente, condannato com’è da vecchiezza e consunzione; tanto più il corpo della donna – più Circe che Penelope, più minacciosa sfinge che tenera beatrice: «ti avvicini luttuosa, con labbra secche, di prete da estrema unzione…; ti riconosco a gambe arcuate e vulva volpina; non ti amo benché tu sia l’ultima sposa derelitta; non mi fido della tua intoccabile bruttura con ossessiva sensualità vulcanica… mi spranghi fra il nulla delle tue cosce secche di mantide; ti pensi intelligente? furba? non illuderti, con il tuo aspetto di megera ogni attimo è cenere di atomo».

Tanta dissacrante virulenza trova una sua coerente espressione nella forza quasi arrogante dello stile, rotto, inquieto, e nell’ indomabile consapevolezza della caducità di ogni cosa: nel declamato “nihil” che finirà per assorbire e neutralizzare sentimenti e pensieri, amori e rancori, insieme a qualsiasi presenza di vita: «come si esce dal nulla, cosa annunciare: che nel nulla c’è motivazione del nulla».

 

© Riproduzione riservata       www.sololibri.net/NIhil-Alfredo-De-Palchi.html;        25 maggio 2016