GOLISCH

STEFANIE GOLISCH, FERITE. STORIE DI BERLINO – EDIZIONI ENSEMBLE, ROMA 2014

«Penso che i colori e le atmosfere di una città siano inesauribili, quanto le sfumature dell’uomo che variano secondo la luce del giorno, le stagioni, gli stati d’animo del momento», così scrive nella postfazione al suo volume di racconti Stefanie Golisch, autrice tedesca trapiantata in Italia dal 1987.
Quindici storie ambientate a Berlino, città forse come nessun’altra in Europa ferita nel corpo e nell’anima da una storia di divisioni e invasioni, di persecuzioni e ricuciture: «Non si rivela facilmente questa città, anzi, diffida degli impazienti e dei fotografi amatoriali…vuole essere avvicinata lentamente, con cautela, ama farsi pregare…».

Stefanie Golisch racconta una metropoli attraverso la storia dei suoi monumenti, delle stazioni e dei giardini: ma soprattutto attraverso i volti di chi la abita, e il pedinamento di ombre che l’hanno vissuta. Quindi troviamo in queste pagine la prigione di Ploetzensee dove furono giustiziati circa tremila oppositori del nazismo («l’esistenza di un’altra Germania…perché, nelle medesime condizioni socio-politiche, un individuo si fa strumentalizzare mentre l’altro conserva la sua integrità…»); visitiamo malinconicamente il Dorotheen Friedhof, dove sono sepolti Hegel, Fichte, Brecht; respiriamo «il clima cupo e minaccioso» di stanze sorvegliate dalla Stasi; riviviamo il drammatico suicidio di von Kleist sulle sponde del Wannsee. La Berlino che non c’è più, abitata da stravaganti pittrici, misteriose poetesse e generosi teatranti, si confonde con la Berlino efficiente della finanza, e con lo squallore disperato in cui si nascondono i senzatetto, «nel ventre della grande città, che dondola egualmente gli sporchi e i puliti, gli ubriachi e i sobri, i vinti e in vincitori; essa ha bisogno di noi, siamo noi il suo nutrimento quotidiano, il suo mosaico umano, il suo grandioso affresco, il suo Totentanz, la sua esuberante festa di primavera». Stefanie Golisch cerca di farla rivivere nonostante le sue ferite.

«Leggere Donna» n.165, ottobre 2014