ANGELO LAMBERTI, IL SIGNOR FRANZ K. – LCE EDIZIONI, CASTEL FRANCO VENETO 2015

Angelo Lamberti, poeta e drammaturgo nato nel 1942 in provincia di Mantova, attivo animatore culturale nel suo territorio padano, ha appena pubblicato nella  Biblioteca dei Leoni  curata da Paolo Ruffilli un volume di versi scandito in sei sezioni. Se vogliamo iniziare il nostro commento proprio dalla poesia conclusiva, diciamo che si tratta di una preghiera alla Signora con la falce, un’implorazione affinché agisca con clemenza, senza crudeli differimenti: «e vorrei che arrivassi all’improvviso… // Ti chiedo: non rendermi difficile / il facile che mi aspetta». La morte è protagonista anche di un altro capitolo del libro, intitolato Livello di calpestio, in cui si muovono ombre aggredite dalla fine più o meno attesa, più o meno desiderata. Anziani stanchi o centauri imprudenti, anonimi clochard o iracondi viveurs… Ma non è senz’altro il finis vitae quello che interessa maggiormente raccontare a Lamberti: invece la tenerezza dei ricordi, la nostalgia per ogni bellezza naturale, l’inquietudine della ricerca metafisica, l’amore per l’espressione scritta. Ecco allora la descrizione del suo primo lavoro, quando, bambino dodicenne, si ritrovava in treno tra adulti insonnoliti o disincantati: «Tra i compagni di viaggio c’è chi porta / gli occhiali tristi della persona istruita / e chi il malodore di ascelle sudate», chiosando con malinconia: «La conquista del pane quotidiano / sfregia le stagioni dell’infanzia». Ancora, in una sezione dedicata a Dieci nomi, sono presenze di familiari o amici a riemergere dal buio della memoria: «Gli occhi docili e spauriti / della sua razza storpiata / da fatiche seminate alla terra», è un omaggio poetico a una contadina cui la vita non ha saputo rendere giustizia (allora, anche la bestemmia educata, «dio invasore», per vendicare un malato di cancro, trova una sua umana giustificazione). Ma l’autore è uomo di lettere, autodidatta appassionato cultore di classici, e il suo confronto con i grandi della letteratura è fecondo e continuo: quindi Shakespeare, Calderon, Poe, Céline, l’amato concittadino Umberto Bellintani, e soprattutto Franz Kafka diventano interlocutori assidui e maestri venerati. Perciò in Teatro instabile e in Il signor Franz K. il gioco di sovrapposizioni tra il poeta e gli scrittori celebrati, le trasfigurazioni e le citazioni che segnano «le tappe di un’affinità letteraria intuita, cercata, coltivata e consolidata» (come giustamente sottolinea la prefatrice Chiara Prezzavento) si rincorrono quasi a voler recuperare in uno specchio rifrangente un’ambita eredità di pensiero, un tentativo di riconoscersi allievo in perenne e inquieta ricerca: «lui, / che nel territorio degli eruditi blablabla / arranca la stesura di versi controversi». La sua inquietudine si rivela tale non solo in termini letterari, ma soprattutto in ansie esistenziali, là dove Lamberti trova un proprio tormentato alter-ego in ogni esiliato, in ogni piccolo messia in incognito, nel malinteso, nel fuori catalogo, in chi «Porta in salvo l’innocenza delle cose / percorrendo a ritroso la strada»(Un angelo in esilio), alla ricerca di quella modesta ma salvifica luce che chiamiamo poesia.

 

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www.sololibri.net/Il-Signor-Franz-K-Angelo-Lamberti.html      1 ottobre 2015