LECOMTE

MIA LECOMTE, INTANTO IL TEMPO – LA VITA FELICE, MILANO 2012

Gabriela Fantato, nella prefazione a questo nuovo libro di Mia Lecomte (critica letteraria, autrice teatrale e per l’infanzia, traduttrice ed esperta della letteratura di emigrazione), scrive: «Mia sa conferire la parola ai corpi esposti nella loro nudità…guarda il mondo nei suoi lati meno interrogati e nella sua memoria dimenticata, e lo riscatta, offrendo parola, calore e colore a tutto, così che anche a ciò che sembra di poco conto, che si dimentica e va a finire nei ripostigli, della casa e della memoria, si mostra a noi che leggiamo questi versi in un’altra luce».

In effetti, sembra essere proprio la materialità degli oggetti, l’affollarsi delle cose intorno a noi, ciò che cattura maggiormente l’attenzione poetica dell’autrice, come nella bella poesia intitolata Ikea: «Letti armadi librerie divani / mensole sedie scrivanie / lampade stoffe cuscini / pentole tende tappeti / piatti vasi bicchieri / giochi posate // viti bulloni / automatici / chiodi // istruzioni // non trovi cosa resterà di te / dopo tutto questo vivere / cosa resterà da vivere». L’elencazione minuta e assediante di ciò che riempie lo spazio, («dettagli che non lasciano scampo all’azzurro»; la «chincaglieria/ più ingannevole») è resa più ansante e ossessiva dall’assoluta mancanza della punteggiatura, in un’atmosfera che si fa via via più minacciosa e destinata alla fragilità inesorabile della decomposizione (i titoli di alcune poesie sono emblematici: Darkroom, Rovine, Inventario, Casa di bambola…): «e muore il sacchetto nella teiera / lo spago morsicato dal gatto / carta straccia nello zaino di scuola / il cappotto destinato al suo gancio // per solidarietà di cose / apparente».

Altre sezioni del volume dedicate ai personaggi del circo o alle protagoniste femminili delle fiabe giocano comunque con la malinconica consapevolezza di un inevitabile equilibrismo femminile tra quotidianità e aspirazione all’assoluto, come in questi versi dedicati alla Principessa sul pisello: «In equilibrio tra la lana e le piume / volto e rivolto il nucleo del mio giacere…// se potessi levarmi domani / riposata in eterno a squarciagola». Così giustamente Elio Grasso sottolinea nella postfazione: «Un poema sul tempo e le favole, sulle storie delle rovine casalinghe e dei letti rifatti, dei bicchieri vuoti e di tutte le cose che esistono intorno ma che spariscono con facilità perché sembra non vogliano più avere a che fare con noi». Cose a cui la poesia sa e deve dare voce, perché sono loro ad ancorarci alla vita, se «intanto il tempo» scorre veloce, e noi con lui.

«Leggendaria» n.99, marzo 2013