MACCARI

PAOLO MACCARI, FUOCO AMICO – PASSIGLI, FIRENZE 2009

Delle cinque sezioni che compongono questo libro di versi, Fuoco amico di Paolo Maccari, la più originale (pur nei suoi evidenti debiti soprattutto con Caproni) è senz’altro la prima, intitolata L’ultima voce. Si tratta di 18 sonetti letterariamente vibranti, nervosi, secchi anche nell’utilizzo degli endecasillabi, coraggiosi nell’uso delle spezzature e degli enjambement, che senz’altro traggono la loro singolare forza dal tema trattato. La voce monologante è quella di «un giovane, quasi un ragazzo», unico superstite dopo una misteriosa operazione di polizia/pulizia che si è prefissa di sterminare qualsiasi ribelle, per costruire «un secolo ordinato». Il giovane è tenuto sotto osservazione, in cella, preda di incubi, di propositi di resistenza o di improvvisa resa: «Rintuzzare i pensieri. / Fare la posta ai ricordi, snidare / i sogni. I desideri…».

In bilico costante tra tentazioni di delazione e fuga, e terrori allucinati, ed eroici proponimenti di non collaborazione col nemico. Fede, tradimento, difesa, morte, confessioni, torture, divise militari, inseguimenti, perquisizioni: la minaccia è concreta e impalpabile insieme: «Verranno con allegri portafogli. / Verranno con lame, aghi, aculei orrendi. / Verranno capi, sgherri e reverendi». L’unica, possibile via d’uscita sembra essere l’accettazione dell’immobilità: «Io, il più flebile, scampato per comando / di un dio perfido, immobile domando / perdono a voi, i per sempre fuggitivi./ Spero che non mi facciano più uscire».

Questa pervasiva sensazione persecutoria a cui non si sa come rispondere si respira anche nelle altre sezioni del volume, sia che il poeta parli di amori a cui teme di concedersi, o di amici che si sono allontanati, o del proprio corpo torturato dalle emicranie e dalle malattie nervose: «Penammo, sì, a star fermi, / a non aver la forza / che di star fermi».

 

© Riproduzione riservata      www.sololibri.net/Fuoco-amico-Paolo-Maccari.html     19 marzo 2016