SESBOUE’

BERNARD SESBOUÉ, LO SPIRITO SENZA VOLTO E SENZA VOCE – SAN PAOLO, MILANO 2010

Queste pagine del teologo francese Bernard Sesboué presentano un breve excursus storico sugli sviluppi della teologia dello Spirito Santo nella Chiesa: terza Persona della Trinità, la più enigmatica e incompresa, quella a cui meno si rivolgono i fedeli nelle loro preghiere. Il termine greco Pneuma è neutro, quello ebraico Rùah è femminile, Spiritus latino è maschile; molte sono le ambivalenze anche nelle sue rappresentazioni metaforiche: vento, acqua, fuoco, luce, potenza, soffio, colomba, dono, ecc. L’evangelista che ne parla più diffusamente è senz’altro Giovanni, indicandolo come “intercessore” comparabile a Gesù stesso. Eppure, riesce difficile definirlo come “persona”, al pari del Padre e del Figlio: perché è senza volto e non parla, non rappresenta un Tu, ma rimane un Egli. Si manifesta sotto la forma di lingue di fuoco, come visualizzazione teofanica: tace, ma fa parlare gli uomini che ispira, gli apostoli, i profeti, i Padri della Chiesa. Non va cercato di fronte a noi, ma dentro di noi. “Deus intimior intimo meo”, come scriveva Agostino: metapersona che agisce nella profondità del soggetto umano. Bernard Sesboué analizza la storia dello Spirito Santo nella tradizione ecclesiale antica (Atanasio ,Basilio, Gregorio di Nazianzo fino a Cirillo) e nel medioevo, soprattutto soffermandosi sulla riflessione di Tommaso D’Aquino. Ma le pagine più interessanti risultano ovviamente quelle dedicate alla teologia recente, con la speculazione profonda di K.Rahner sulla presenza trascendentale dello Spirito, e di Von Balthasar, che indica nella Terza Persona “l’esegeta” di Dio e del Cristo, colui che non aggiunge nulla all’insegnamento divino, ma lo interpreta e lo fa comprendere. “E’ libero e rende liberi”, non va interpretato tanto nel suo “partire da” le altre due Persone, quanto nel suo “verso”, nell’amore reciproco del Padre e del Figlio, che può essere colto solo nei suoi effetti. Ma la definizione più originale dello Spirito rimane proprio quella di Sesboué : “E’ il nostro inconscio spirituale”.

IBS, 13 MARZO 2012