PAOLA CRISOSTOMIDIS GATTI, L’IMPERFEZIONE DELLA SOLITUDINE – ENSEMBLE, ROMA 2021

Con una prefazione di Giorgio Linguaglossa, Paola Crisostomidis Gatti ha pubblicato il suo secondo volume di poesia: L’imperfezione della solitudine.  La solitudine di cui scrive è tutta femminile, raccontata in versi semplici, talvolta inframmezzati da espressioni prosastiche, e risolti in scelte lessicali desuete o facilmente comunicative.

Attraverso la voce di cinque figure di donne appartenute alla storia, al mito, alla letteratura (Désirée Clary, Medea, Euridice, Saffo, Giovanna d’Arco), l’autrice racconta di sé, delle sue malinconie e degli abbandoni patiti, di rancori e rassegnazione, del desiderio non solo sentimentale della vicinanza di un uomo. Ogni sezione è introdotta da un’epigrafe di poetesse famose, segnate da uno stesso destino di sofferenza: Antonia Pozzi, Sylvia Plath, Elsa Morante, Emily Dickinson, Elisabeth Barrett Browning, a indicare come in ogni epoca moltissimi destini femminili troppo spesso siano stati segnati da egoismi e incomprensioni maschili. L’imperfezione citata nel titolo, intesa nel senso di mancanza e omissione, va letta come appartenente a entrambe le due metà del mondo, sebbene quella femminile troppo spesso abbia dovuto “soccombere alla volontà di potenza della   civiltà antropocentrica”, come scrive Linguaglossa.

Le cinque eroine che Paola Crisostomidis Gatti ha scelto come simbolo di una sottovalutazione storica della capacità oblativa tipicamente muliebre, sono indicate ciascuna da una facoltà che le rappresenta: unicità, gelosia, assenza, rassegnazione, universalità. Se all’eccentrica regina di Svezia Desirée Clary l’autrice fa pronunciare parole che hanno la durezza di una sentenza di morte (“La lontananza è l’ultima salvezza”, “Vorresti amore, ingoi dolore”), a una Medea assassina dei propri figli perché ossessionata dai tradimenti del marito non resta che ammettere la propria sconfitta come madre e moglie: “Il mio viaggio è cadere ancora”. In Euridice riportata in vita e di nuovo condannata da un Orfeo distratto, l’autrice riconosce qualcosa di sé stessa: “contando i più e i meno del vivere / hai azzerato la somma / con un intervallo di saluti”, “noi siamo ancora qui / con le tue corde e le mie assenze, / dentro un bar di incontri last minute”. Saffo implora attenzione concreta e vitale dall’amato/a: “Non voglio essere poesia / voglio essere carne, sesso, sudore”, “Respiro poesia per abbreviare distanze”, mentre la pulzella d’Orléans nella rinuncia a un ruolo bellicoso riscopre la dolcezza della natura benedicente: “Ho tolto la corazza e l’ho stesa al sole”.

Paola Crisostomidis Gatti è nata a Messina, ma ha vissuto in diverse città italiane. Attualmente si divide tra Roma e Firenze. Articolista freelance e blogger, cura rubriche di poesia sul blog «RMagazine.it». Nel 2017 è uscita la sua prima raccolta poetica: Istanti lunghi come coltelli (Giuliano Ladolfi­ Editore).

 

© Riproduzione riservata              3 novembre 2021

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