RITSOS

GHIANNIS RITSOS, PIETRE RIPETIZIONI SBARRE – FELTRINELLI, MILANO 1978

Di Ghiannis Ritsos è appena uscito un volume da Guanda che raccoglie tre poemetti che sfruttano il mito tragico greco come occasione per approdare a una verità e a un messaggio moderno. Ma non è di questo libro che voglio parlare, bensì di un volumetto sempre di Ritsos edito da Feltrinelli: Pietre ripetizioni sbarre. Sono un centinaio di poesie unite tutte dalla caratteristica di essere state scritte tra il 1968 e il ’69, quando Ritsos era stato relegato dai colonnelli in domicilio coatto a Samo. Sono poesie uscite clandestinamente dalla Grecia, la cui diffusione in patria è stata ostacolata per anni, evidentemente perché considerate pericolose: e la loro pericolosità non è tanto in un messaggio politico esplicito (vedremo infatti come sia mediato il dato oggettivo, reale, da quello poetico), quanto nell’ossessività di certe visioni e fantasmi che traducono in immagini il peso della dittatura, e quanto nella potenzialità liberatoria (rivoluzionaria) di certe memorie e fantasie. Pietre  è la prima sezione: potrebbe significare squallore, degradazione, aridità. Sono poesie che rendono un’atmosfera da incubo, animata da figure oscure e spaventose, piombata da un silenzio solo a volte interrotto da frasi assurde, incomprensibili: questa parte è quella in cui più concretamente si avverte l’incombere del potere tirannico da un lato e l’impotenza dell’individuo tenuto in isolamento dall’altro. Ripetizioni  consiste in un sofferto ritorno al mito e alla tradizione dell’antica cultura greca, in una rilettura del passato fattosi strumento per interpretare e comprendere il presente: Achille Ercole Penelope Apollo parlano tutti attraverso Ritsos parole nuove. Infine Sbarre  è la sezione che chiude il libro, e che raccoglie le poesie più attuali, più pregne della realtà da cui nascono: quindi poesie di prigione, che narrano perquisizioni, isolamento, celle, morti, evasioni ma senza ricorrere a simboli o a metafore, oppure ricorrendovi in maniera talmente scoperta che a chi legge non è difficile intuire il significato nascosto.

Il crocevia:

Molte volte devia, ingannato di nuovo / da lunghe colonne al sole e dalle loro ombre lunghe il doppio, / da vele triangolari sul mare, ingrandite / nell’infinita trasparenza. E, d’improvviso, il botto / di una briciola che cade sul pavimento o lo spago / appeso alle sbarre d’una finestra, / che stride impercettibilmente,- un fraterno preavviso / perché rientri per tempo. Guarda intorno stupito, / si guarda le unghie, sbatte le ciglia, tenta di ricordare, / di capire se era stato ingannato allora o adesso.

«Quotidiano dei Lavoratori», 6 giugno 1978