BASSANI

GIORGIO BASSANI, UNA LAPIDE IN VIA MAZZINI – FELTRINELLI, MILANO 2017

Il racconto Una lapide in Via Mazzini, pubblicato in e-book da Feltrinelli nel 2017, fa parte del libro Cinque storie ferraresi con cui Giorgio Bassani vinse il Premio Strega nel 1956. Rielaborati in continuazione per decenni, fino a rientrare in una definitiva edizione del 1980 con il titolo Romanzo di Ferrara, i cinque testi sono ambientati nella città natale dell’autore, che ha fatto da sfondo anche al suo capolavoro, Il giardino dei Finzi Contini.

Geo Josz, figlio primogenito di un commerciante in tessuti, torna inaspettatamente e incredibilmente vivo dal campo di concentramento di Buchenwald dove era stato deportato nel 1943, insieme ad altri 182 membri della Comunità israelitica ferrarese. È l’agosto del 1945, la città emiliana ha pagato un grosso tributo di terrore e sofferenza durante gli anni torbidi del fascismo, e vorrebbe ora tornare, dopo la liberazione, a un clima di ritrovata serenità e compostezza. I molti notabili del luogo che si erano compromessi con il regime, si nascondono oppure ostentano indifferenza, pronti a offrire i loro servigi ai nuovi rappresentanti del potere democratico. I militanti comunisti e i partigiani chiedono giustizia promettendo vendetta contro gli ex gerarchi e i loro sostenitori in camicia nera. Quand’ecco che riappare Geo Josz “basso, tarchiato, il capo coperto fin sotto gli orecchi da uno strano berretto di pelliccia. Come era grasso! Sembrava gonfio d’acqua, una specie di annegato”. Si ferma in Via Mazzini, dove un operaio sta attaccando una lapide commemorativa sulla facciata del Tempio Israelitico: e scoppia a ridere beffardamente, leggendo il proprio nome tra quello delle altre 183 vittime dell’olocausto.

L’arrivo inatteso di Geo Josz è accolto con diffidenza e fastidio, quasi fosse un fantasma tornato a turbare i sonni finalmente tranquilli della rispettabile cittadinanza: “Veniva da molto lontano, da assai più lontano di quanto non venisse realmente. Tornato quando nessuno più l’aspettava, che cosa voleva adesso? … A quanto asseriva, aveva fatto parte di quella schiera di centottantatré larve inghiottite da Buchenwald, Auschwitz, Mauhausen, Dachau, eccetera: possibile che lui, solo lui, se ne tornasse adesso di là, e si presentasse bizzarramente vestito, è vero, però ben vivo, a raccontare di sé e degli altri che non erano tornati, né sarebbero, certo, tornati mai più? Dopo tanto tempo, dopo tante sofferenze toccate un po’ a tutti, e senza distinzione di fede politica, di censo, di religione, di razza, costui, proprio ora, che cosa voleva?”

Tra i concittadini del reduce serpeggia incredulità e malevolenza, si ipotizzano suoi imbrogli e sotterfugi per ottenere vantaggi economici o politici in risarcimento delle sofferenze patite. Ma Geo Josz assume una tattica di sfrontata e polemica resistenza, riallacciando i rapporti con due zii rimasti vivi e operosi nel ghetto, e pretendendo con il loro appoggio di tornare in possesso della casa paterna, occupata dai partigiani dell’ANPI durante la guerra, deciso ormai a riavviare l’attività paterna. Tuttavia il suo conflitto interiore, e l’ansia di rivincita nei confronti della società, prendono il sopravvento sulla volontà di pacifica reintegrazione, e trovano un improvviso sfogo in un atto inconsulto e provocatorio. Un pomeriggio, incontrando casualmente in Via Mazzini l’anziano conte Lionello Scocca, che per anni era stato informatore dell’OVRA, lo schiaffeggia violentemente “con due ceffoni secchi, durissimi”, provocando uno scandalo e grave irritazione nelle classi abbienti della città.

Evitato da tutti (per disprezzo, paura o commiserazione), porta in giro la sua “faccia di malaugurio”, e il suo sarcastico sorriso, coprendo l’improvviso brusco dimagrimento sotto abiti sporchi e sdruciti, o intabarrato come il giorno del suo rientro dal lager, quasi per rinfacciare alla comunità le colpevoli collusioni col fascismo e l’antisemitismo. Siede al centrale Caffè della Borsa, concionando su politica e morale, nel disinteresse annoiato dei presenti.

Poi, imprevedibilmente, sparisce, e di lui non si sa più nulla. Sulle ipotesi fatte dai concittadini, Bassani non si sofferma molto. Quello che gli interessa far intendere ai lettori non è tanto la vicenda sconclusionata dell’infelice Geo Josz, quanto la reazione difensiva di un’intera città, timorosa di ripiombare nell’incubo di un passato incancellabile.

 

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5 agosto 2021