OCAMPO

VICTORIA OCAMPO, 338171 T.E (Lawrence d’Arabia) – SETTECOLORI, MILANO 2021

“Ho già scritto un centinaio di pagine su quest’uomo che mi affascina. Vorrei farlo conoscere ai miei compatrioti e ci riuscirò! T.E.L. mi interessa profondamente perché arriva a conclusioni simili alle mie con un temperamento e per dei percorsi opposti ai miei”. Così scriveva nel 1942 Victoria Ocampo (Buenos Aires, 1890-Béccar,1979) all’intellettuale francese Pierre Drieu La Rochelle, uno dei molti protagonisti della cultura novecentesca mondiale con cui intratteneva rapporti di reciproca stima e amicizia. Il personaggio affascinante a cui si riferiva in quella lettera era Thomas Edward Lawrence, ufficiale ed esploratore inglese di cui stava completando la biografia, pubblicata nello stesso anno sia in Argentina sia in Francia e in Inghilterra. Con il titolo di 338171 T.E (Lawrence d’Arabia), il libro della Ocampo viene ora per la prima volta proposto ai lettori italiani dalla casa editrice Settecolori, nella traduzione di Fausto Savoldi.

Victoria Ocampo svolse un ruolo di primissimo piano nell’animare la vita culturale del suo paese come scrittrice-editrice-traduttrice-critica letteraria-conferenziera: nel 1931 fondò la rivista Sur, sulle cui pagine uscirono  contributi non solo di importanti scrittori argentini (Jorge Luis BorgesAdolfo Bioy CasaresErnesto Sábato e Julio Cortázar) ma anche di autori internazionali quali Ortega y Gasset, Virginia Woolf, André Malraux, Tagore. Nonostante le origini aristocratiche e un orientamento culturale conservatore ed elitario, fu un’accesa oppositrice del governo nazionalista e populista di Juan Perón fra il 1946 e il 1955, al punto da venire imprigionata nel 1953 per attività antigovernativa. Fondò uno dei più antichi movimenti femministi dell’Argentina, la Union de Mujeres (Unione delle donne), e fu la prima donna a entrare nell’Accademia Argentina delle Lettere. Membro dell’International PEN Club, ottenne una laurea honoris causa all’Università di Harvard.

L’oggetto della sua indagine, il colonnello T. E. Lawrence (1888-1935, numero di matricola nella RAF  338171) fu impegnato negli scavi archeologici sull’Eufrate dal 1910 al 1914, anni in cui poté familiarizzare con la lingua e le abitudini dei beduini, e allo scoppio della guerra mondiale venne inviato in Egitto, dove ispirò e guidò per tre anni la rivolta contro i Turchi insieme a Faisal, sceicco della Mecca, con cui penetrò in Palestina, spingendosi fino a Damasco e in Iraq. Sconfessato poi nelle sue operazioni militari sia dagli Arabi sia dal governo inglese, si arruolò come soldato semplice nel Tank Corps, auto-degradandosi, e si dedicò alla stesura delle sue memorie – di grande importanza per l’etnografia e la geografia del medio oriente –, pubblicate a Londra nel 1936 con il titolo I sette pilastri della saggezza. Fu proprio quest’opera, insieme al suo epistolario, a catturare l’interesse e l’ammirazione di Victoria Ocampo, che ne apprezzò il valore letterario e umano, restituendone con sensibilità e arguzia lo spessore documentario nella biografia di cui ci occupiamo.

Fabrizio Bagatti, profondo conoscitore della vita e della scrittura di Lawrence, nella colta ed empatica prefazione, commentando una frase dell’ufficiale inglese (“La storia di queste pagine non è quella del movimento arabo, ma di me in esso”) lo definisce “il più feroce indagatore del «sé» che la letteratura anglosassone abbia conosciuto in epoca moderna”: qualità che tanto lo rese interessante agli occhi della Ocampo, parimenti abituata a scandagliare la propria esistenza (si dedicò sei volumi di autobiografia…).

Altra sintonia tra i due intellettuali, quasi coetanei, era l’amore per lo spazio privo di confini: le pampas per la Ocampo, il deserto per Lawrence, “regioni popolate di assenze”. Ocampo si vantava di aver incontrato Lawrence senza averlo mai visto: “L’ho incontrato nei suoi libri, nella musica che preferiva. Ma soprattutto l’ho incontrato nella pianura, in quella pianura in cui cercava di volta in volta di perdersi e di ritrovarsi, e che divenne ben presto per lui il deserto”. La scrittrice argentina, nel presentare “l’uomo contraddittorio” che dichiarava “tutto quanto vediamo è illimitato come desideriamo che sia   la nostra anima”, riconosce nell’amore di lui per gli spazi liberi e vuoti la sua stessa ansia di infinito: amore per il mondo che si riflette in una esasperata auto-esplorazione dell’io. Nel libro, tra i capitoli che indagano vita e pensieri di Lawrence, quello dedicato all’ “io odioso” esibisce la duplice natura di Lawrence: inglese e arabo, soldato e studioso, celebratore e denigratore della propria persona.

Il fascino che la figura del colonnello esercitava sulla sua biografa era anche estetico, ammantato di romanticismo femminile: “Vestito di bianco come un arabo, con in testa una cordicella della Mecca di color oro e rosso e una daga dorata alla cin tura, T.E. Lawrence era imbevuto di deserto”. Tale fascino, riconosciuto da chiunque l’avesse incontrato, viene a più riprese sottolineato da Victoria: “Tutti concordano nel sottolineare in lui il culto della libertà, l’orrore per l’ingiustizia, il coraggio, la resistenza fisica, l’integrità morale; il genio critico, analitico e descrittivo in quanto scrittore; la rapidità decisionale e la lucidità nel combattimento come capo; il riserbo, l’ascetismo dei costumi, gli scrupoli di coscienza come persona… Angelo sterminatore alla testa di una banda di arabi lanciati contro i turchi e angelo sterminatore nei suoi stessi confronti… Io intendo soprattutto seguire in lui lo sviluppo di un conflitto morale il cui crescendo non fu interrotto che dalla morte…”. Non solo una venerazione entusiastica per l’uomo e il soldato, ma anche una ribadita stima per il prosatore, dallo “stile a tratti scespiriano”, lucido e drammatico insieme, mai retorico, mai falsamente autocelebrativo.

Gli incisivi e stringati ventun capitoli che compongono la biografia raccontano la vita avventurosa del protagonista secondo un preciso ordine cronologico, a partire dall’infanzia (già profeticamente segnata da forte ambizione, vigore fisico, curiosità intellettuale), attraverso gli studi superiori a Oxford, gli interessi archeologici, i primi passi nella carriera militare, la guerriglia contro i turchi condotta dal 1916 al 1918, la composizione del suo capolavoro di 660 pagine I sette pilastri della saggezza. Il titolo, tratto da una frase dei Proverbi della Bibbia, si riferisce alle fondamenta etiche su cui va costruita la propria dimora spirituale.

Se la narrazione ruota intorno alle atrocità e ai massacri della guerra, è il desiderio di restituire libertà e dignità al mondo arabo, e insieme di dare forma a un nuovo impero britannico, che nutre lo spirito della scrittura di Lawrence. Ma Victoria Ocampo non tralascia di sottolineare altre motivazioni più personali che lo avrebbero condotto all’impresa, mai espresse apertamente per pudore (“La paura di mostrare i miei sentimenti è il mio vero io”). L’autrice adombra, commentando la misteriosa dedica iniziale de I Sette pilastri, l’esistenza di un sentimento più intimo che lo avrebbe legato a un condottiero arabo morto prima di entrare trionfalmente a Damasco. Un’autodisciplina ferrea, la morigeratezza in ogni aspetto della vita materiale, il disprezzo per qualsiasi volgarità, assumevano in Lawrence i contorni di un ascetismo laico, basato sul proposito di mortificare il corpo, gli appetiti sessuali, le lusinghe artistiche, le ambizioni politiche e le gratificazioni economiche, per rispondere a un’ansia di elevazione spirituale.

In quest’uomo dagli occhi azzurrissimi e dal sorriso aperto, dalla bassa statura e dalla costituzione minuta, la ferrea volontà e la delicatezza dei sentimenti derivavano da una severità morale cui Victoria Ocampo volle rendere un commosso e ammirato omaggio, edificando un monumento alla persona, al combattente e allo scrittore, accentuandone una disposizione al sacrificio ai limiti del martirio. Per ironia della sorte, dopo aver sfidato torture, minacce, malattie, angustie fisiche e morali, 338171 T.E.L morì nel suo Dorset, in un banale incidente stradale, in sella non a un cammello ma alla sua motocicletta.

© Riproduzione riservata          «Gli Stati Generali», 31 maggio 2021