RUGGIERI

ADELELMO RUGGIERI, SEMPREVIVI – PEQUOD, ANCONA 2010

Le due sezioni in cui si suddivide questo librino di versi di Adelelmo Ruggieri (1954), sembrano trascorrere l’una nell’altra senza soluzione di continuità, all’insegna di una quasi diafana lievità, che pare voler sfuggire qualsiasi materiale pesantezza: non solo gli oggetti scompaiono, in queste poesie, ma anche le persone concrete, sfumate in uno sfondo occupato quasi interamente dal paesaggio naturale. I corpi umani esistono, in realtà, ma mai caratterizzati nella loro individualità: sono gli spazzini che bevono il caffè nel bar del paese, il fornaio che pesa il pane, un “fratello che cammina incorporeo / lungo la linea passeggera delle conchiglie”. Lentissimi i movimenti della gente, come ripresi da una stanca moviola; rassegnati i gesti di chi sa di non poter incidere nella storia (e forse neppure nella cronaca); affetti familiari appena tiepidi e timorosi di eccedere (“Ti osservo di passaggio, la porta aperta / le coperte a posto, l’imposta socchiusa”; “La madre all’angolo che lava le stoviglie / Lui seduto alla finestra che guarda fuori / le rondini”; “Osservo i tuoi capelli fatti da poco / Ti dico sempre di tenerli così / Ti stanno bene in volto così / Hai fatto bene a tagliarli così”). Vietandosi anche la concisa stabilità dei punti fermi, Ruggieri offre al lettore un’immagine di sé e della sua realtà animata da sentimenti intimiditi: gentilezza e mitezza, rifiuto di qualsiasi sopraffazione (anche il trasporto amoroso soffre di un’ incertezza adolescenziale), e ricerca di una rispondenza emotiva nelle cose e nei luoghi circostanti (foglie che cadono, rubinetti che perdono, ospedali e cimiteri, camminate e nevicate). Ma in modo che qualsiasi suono arrivi attutito, ogni luce non si presenti con troppa violenza. Le soluzioni stilistiche adottate rispondono quindi a questa precisa disposizione caratteriale, di delicata cantabilità, di a volte esibita facilità: “Sei solo quando sei solo? / ora mi chiederai / Bella domanda questa / Resto immobile / Penso”.

IBS, 23 giugno 2014