VILLATICO

DINO VILLATICO, PAESAGGIO – EDIZIONI DEL MEDITERRANEO, ROMA 2020

Con la silloge Paesaggio Dino Villatico ha vinto lo scorso anno il primo premio del Concorso di Poesia È un brusio la vita. Omaggio a Pier Paolo Pasolini, organizzato da EuroMed University. Le Edizioni del Mediterraneo hanno quindi pubblicato questa pregiata raccolta di dieci poesie, con la prefazione e l’icastica immagine di copertina di Paloma Criado,

Dino Villatico (Roma, 1941) è critico musicale e classicista, ed entrambe queste sue qualifiche rispecchiano la loro natura costitutiva nell’equilibrio armonioso ed elegante dei versi. Il paesaggio del titolo fa da sfondo a una pacata e malinconica meditazione sul trascorrere inclemente del tempo e sull’avvicinarsi del congedo dal mondo: dalle persone amate (“le mani, le carezze, i baci”), dagli oggetti cui si affidano le rassicuranti abitudini quotidiane, dallo spazio materiale che accoglie pensieri e gesti.

Nei dieci componimenti, l’atmosfera serena e rasserenante di ciò che attornia il poeta sembra avere vita autonoma, indipendentemente dal suo sguardo: “Eppure il sole brilla sul giardino, / scalda le foglie, e accarezza il dorso / del gatto che accucciato sul tappeto   /        del dondolo si gode il sonno lieve / degl’innocenti”. Una mosca che ronza sui vetri, il gatto “rosso, furbo e ladro”, gli uccelli che salutano nell’aria trasparente, sono creature innocue e ignare della precarietà dell’esistenza, cui aderiscono con spontanea e candida immediatezza. Esse godono del loro semplice esserci, diversamente da chi le osserva con incantato stupore, tristemente conscio di quello che perderà lasciando la propria forma mortale: “La vita che ci assedia si conclude / nel buio di un terrifico silenzio”.

Tutt’intorno, “quanta bellezza” (nelle colline verdi fuori, nei “troppi libri” dentro casa), gratuita e insieme crudele, perché rende più dolorosa l’idea del distacco. Alla visione ammirata del fulgore della natura, fa da contrappunto la meditazione sulla fine, non solo su quella personale – per quanto temuta e addolorante perché silenziosa, fredda e solitaria –, ma sulla morte cosmica di stelle e pianeti, che trascinerà nel nulla ogni respiro, sentimento ed espressione artistica a cui l’umanità intera aveva affidato il compito di preservare la sua grandezza. Musica, pittura, poesia e straordinarie opere architettoniche saranno assorbite nel buco nero del niente. La paura individuale si fonde con l’angoscia provocata dalla visione dell’inabissarsi dell’universo nel vuoto: “ma là fuori, e qua dentro, dappertutto,     /        mi terrorizza, imperturbata, sorda, / l’indifferenza stabile del tutto”. Buio e gelo, “inaffollato inferno” attendono anche chi ha sperato di lasciare traccia di sé nelle proprie opere: “Un tratto di cammino, qualche impronta / ricorderà per qualche tempo il tuo / passaggio, se la strada è di terriccio. / Ma un alito di vento, qualche goccia / di pioggia cancelleranno le impronte”.

La stessa attonita disperazione che anima la grande poesia mondiale, dai greci ai nostri Leopardi e Montale, vibra nella “calma densa / d’impreviste domande, e di risposte / impronunciate” di Dino Villatico, che in queste dieci composizioni offre, attraverso la composta dolcezza dei versi, un piccolo trattato filosofico sulla vanitas vanitatum dell’esistenza.

 

© Riproduzione riservata          «SoloLibri», 20 aprile 2021