AAVV, GIORGIO BERTANI EDITORE RIBELLE

AAVV, GIORGIO BERTANI EDITORE RIBELLE – MILIEU EDITORE, MILANO 2020

Marc Tibaldi, giornalista freelance da sempre impegnato nell’analisi dei fenomeni sociali di opposizione e dei meccanismi ambientali di emarginazione (collabora con Agenzia X, Carmilla e Il manifesto, ed è autore di “Metix babel felix. Meticciamento, passing, divenire e conflitto”), ha curato per l’editore milanese Milieu il volume Giorgio Bertani editore ribelle, proponendo numerose testimonianze sul lavoro politico di Bertani, e un’ampia rassegna a colori delle copertine più significative del suo catalogo.

Il libro è arricchito da un docufilm in dvd, “Verona city lights” – con regia dello stesso Tibaldi e musiche inedite di Claudio Fasoli -, che raccoglie interviste inedite all’editore e ai protagonisti più importanti di un periodo denso di tensioni culturali e di utopie rivoluzionarie, quali quelle emerse tra il 1968 e la fine degli anni ’80.

Nato da un’iniziativa condivisa di crowdfunding, e dall’intelligenza collettiva di molti protagonisti di quella stagione di militanza, ancora attivi nel panorama intellettuale italiano di oggi – come Antonio Moresco e Carlo Rovelli- , il volume racconta la passione con cui Bertani ha dato spazio, nei suoi libri e nelle riviste, alle voci più significative del pensiero critico internazionale di allora: Bataille, Nizan, Derrida, Guattari, Deleuze, Baudrillard, Goldmann, Dario Fo e Franca Rame, Bifo, Franco Rella, Alberto Tomiolo, Dacia Maraini, Vittorino Andreoli, Giangiacomo Feltrinelli. Un’attenzione specifica veniva prestata alle insurrezioni dell’IRA, della RAF e dei Tupamaros, alle lotte operaie, alle esperienze alternative della didattica, alla ricerca non accademica, alle nascenti inquietudini religiose, alle novità in campo artistico e teatrale.

Giorgio Bertani, “polemico e candido, buffo e gentile”, si distingueva anche per un istrionismo dai tratti gigioneschi, che in una città cattolicamente inamidata come Verona risultava spesso provocatorio ed esasperante, e purtroppo facile da neutralizzare attraverso il ridimensionamento nel pittoresco e nel folclorico.

Marc Tibaldi ricostruisce con stima e affetto la vicenda esistenziale dell’editore, dalla sua nascita avvenuta in una famiglia operaia nel 1937, fino alla morte nel luglio del 2019. Rimasto presto orfano, Bertani si impiegò ancora ragazzo come commesso nella libreria Dante, di cui divenne in seguito direttore, formandosi da autodidatta sui testi classici della letteratura e della filosofia. Nel 1962 fece parte del gruppo che rapì il viceconsole spagnolo in Italia per protestare contro la condanna di tre giovani antifranchisti; nel 1968 fondò le edizioni EDB, e quattro anni dopo la casa editrice cui diede il suo nome. Sempre vicino all’area socialista e anarchica, partecipò a numerose azioni di solidarietà durante il conflitto jugoslavo. Dal 2002 al 2007 fu consigliere dei Verdi al Comune di Verona, rivestendo la carica di Presidente della Commissione Cultura, schierandosi poi negli ultimi anni di vita a fianco dei movimenti antirazzisti, femministi, pacifisti, e occupandosi attivamente dei problemi dei senzatetto.  Tra il ’77 e la chiusura della sua attività per difficoltà economiche, Bertani conobbe perquisizioni e arresti, due tentativi di suicidio e una progressiva emarginazione politico-culturale.  “Eretico e polemico, basco rosso in testa, in bicicletta, immancabile a ogni manifestazione cittadina … in una Verona diventata negli ultimi decenni laboratorio della collaborazione di tutti i gruppi fondamentalisti e reazionari, Bertani ha continuato a rivendicare le sue origini proletarie e antifasciste”, deciso a rispondere con intelligenza e gioiosa creatività all’intolleranza e alla violenza reazionaria, scrive Tibaldi.

Ai suoi funerali ha partecipato commossa la parte più democratica della città, e recentemente la Biblioteca Civica si è offerta di creare un archivio comprendente i testi editi e inediti, la corrispondenza e tutta la documentazione relativa alla sua casa editrice.

 

© Riproduzione riservata        «Gli Stati Generali», 21 novembre 2020