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JESSICA AU, TEMPO DI NEVE – IL SAGGIATORE, MILANO 2022

Con Tempo di neve (Il Saggiatore, 2022, traduzione di Federica Merati), suo romanzo d’esordio, la scrittrice australiana Jessica Au ha vinto il Novel Prize e riscosso un notevole successo di critica e di pubblico.
Tradotto in una quindicina di lingue, più racconto lungo che romanzo vero e proprio, il testo indaga il rapporto non facile che lega una figlia a sua madre, separate da tempo perché residenti in paesi diversi.

Nel tentativo di riscoprire quanto ancora le unisce, e quanto invece le divide irriducibilmente, la figlia invita la madre a compiere insieme una vacanza in Giappone, rivitalizzando così l’antica e affettuosa complicità di anni lontani.
La descrizione diaristica del viaggio scorre fluida e lieve, priva di scansioni in capitoli e di discorsi diretti, minuziosa nella descrizione dei luoghi percorsi, delle persone incontrate, delle impressioni ricavate.
Il primo incontro tra le due donne (l’una nata e vissuta in un villaggio nei pressi di Hong Kong, l’altra trasferitasi in Australia dopo il matrimonio) avviene in aeroporto, subito all’insegna di una sofferta estraneità: “Assomigliava a una donna ben vestita in un film di venti o trent’anni fa, datata ma elegante”.

La giovane, forte di una precedente esperienza a Tokyo con il marito Laurie, ha programmato meticolosamente ogni percorso da seguire, e l’anziana si abbandona alla sua guida esperta con docilità e timore: “Per tutto il tempo mia madre restò al mio fianco, quasi temesse che se ci fossimo separate il flusso della folla, come una corrente, ci avrebbe impedito di tornare l’una all’altra, mandandoci sempre più alla deriva e allontanandoci ancora e ancora”.

Ben presto la donna si mostra, però, stanca e disinteressata nei riguardi di tutto ciò che la circonda: esce dai musei e dalle gallerie d’arte prima di concluderne la visita, forse vergognandosi della propria scarsa cultura, non si sofferma davanti alle vetrine, assaggia appena e senza curiosità i piatti tipici nei ristoranti, si mette in posa con rassegnata pazienza davanti alla Nikon di sua figlia. La pioggia leggera di un ottobre nebbioso intanto accompagna le due donne, quasi volesse stendere un velo sull’incomunicabilità difficile da scalfire che si intensifica tra loro di ora in ora. Parlando con la sorella rimasta a Hong Kong, la figlia confida il suo imbarazzo: “Non riuscivo a capire se nostra madre era lì perché lo voleva, o se lo stava facendo solo per me”.

La voce narrante si rifugia quindi nei ricordi comuni a entrambe, ricostruendo episodi dell’infanzia, tratteggiando le figure di parenti defunti o non più rivisti, tentando di suscitare qualche emozione nella mente della mamma: “Forse, pensai, io e mia sorella eravamo cresciute in un modo che doveva sembrare altrettanto estraneo a mia madre. Forse, col passare del tempo, le era diventato sempre più difficile evocare il passato, soprattutto non avendo nessuno con cui ricordarlo”.

I frequenti flashback offrono lo spunto alla narratrice di introdurre temi di riflessione più radicali: il valore della maternità, la fugacità del tempo, l’inconsistenza di alcuni rapporti parentali imposti, la finzione di un ruolo che tutte le persone si trovano a ricoprire. Questi sprazzi di memoria permettono alla protagonista di ricostruire vicende importanti della giovinezza, che descrive dilungandosi dettagliatamente: le prime esperienze sentimentali, lo sport, le lezioni universitarie di letteratura, l’incontro con una straordinaria docente di studi classici, l’insofferenza per l’ambiente familiare inadeguato, l’amore e l’affiatamento con il marito e i parenti di lui. Ma quando ritorna ai momenti cruciali trascorsi con la madre, deve affrontare la dura realtà di un’insormontabile reciproca indifferenza che le tiene lontane.

Gli splendidi parchi attraversati, i cimiteri esotici, i bagni pubblici, treni e stazioni, Kyoto e altre città visitate: nulla riscuote l’anziana dal suo torpore, e quello che doveva essere un riavvicinamento tra madre e figlia finisce per concludersi con un definitivo e malinconico addio.

© Riproduzione riservata       21 ottobre 2022

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