BENNATO

EDOARDO BENNATO, GIROGIROTONDO CODEX LATITUDINIS – BALDINI&CASTOLDI, MILANO 2020

Non c’è bisogno di presentare Edoardo Bennato, uno dei più grandi rocker italiani, autore di brani famosissimi, caratterizzati sempre da una forte dose di ironia e da dissacranti parodie del potere che seduce e ammorba.

Quest’anno ha pubblicato il singolo La realtà non può essere questa, ispirato alla pandemia del Covid 19 (con “chitarre che suonano da sole, nel silenzio di nessuna festa”…), e si è confrontato per la prima volta con la pagina scritta, esordendo con il volume Girogirotondo Codex Latitudinis, in cui si fa interprete di una lettura critica e insieme propositiva della contemporaneità.

Definendosi modestamente “cantautorucolo”, Bennato si propone “di raccogliere una serie di appunti, spunti, elementi, riflessioni e analisi «geopolitiche e non»” in un libro composto di tre parti e diciotto capitoli, illustrato con fotografie, mappe e disegni. Destinataria privilegiata del suo messaggio è la figlia adolescente Gaia, e insieme a lei i lettori più giovani, a cui è fatto compito di salvare il futuro del mondo. Tuttavia la prima sezione si rivolge anche a un pubblico più maturo, cioè a chi ha potuto condividere gli stessi anni di formazione culturale dell’autore.

La rivisitazione autobiografica prende lo spunto dalle origini partenopee di Bennato, dalla Bagnoli sede dell’acciaieria Italsider in cui lavorava il padre, barattando la propria salute con uno striminzito stipendio. Comunque (che bell’avverbio! Trascurato oggi, ma rivalutato da chi ha scritto queste pagine…), le ristrettezze economiche non hanno scalfito la serenità della famiglia, che ha assecondato con ogni mezzo il talento artistico e gli interessi intellettuali dei tre figli. Il doveroso omaggio alla madre – che non solo ha cresciuto con amore e intelligenza i ragazzi, ma si è industriata nel contribuire alle finanze domestiche -, è in realtà soprattutto un sincero riconoscimento al ruolo che le donne rivestono nella cura dell’ambiente privato e collettivo. Bennato rievoca gli studi universitari di architettura a Milano, i primi passi nel mondo della musica, la lunga gavetta fatta di estenuanti attese e di fallimentari audizioni, e poi gli incontri fondamentali con Mogol e Battisti, Mara Maionchi, Herbert Pagani, Roberto De Simone, Renzo Arbore, fino all’incisione del primo LP, Non farti cadere le braccia, che riuscì ad avere come acquirenti solo la mamma e una zia. Poi i viaggi in Venezuela, Cile, Cuba, Londra e finalmente la popolarità, i sospirati guadagni, i tour in giro per l’Italia, gli album di successo negli anni’70.

“Mi invitavano dappertutto. Giravo da solo. Viaggiavo in treno, prendendo le coincidenze al volo, con la chitarra e sulle spalle uno zaino tipo globetrotter con dentro il tamburello. Ero perfettamente autosufficiente: non avevo musicisti al seguito né manager né impresari”. Edoardo si creò da subito la fama di cantautore ribelle e alternativo: “La rabbia e l’insofferenza che avevo dentro si scagliavano contro il potere, il malaffare, i luoghi comuni, le frasi fatte, la retorica a buon mercato, i discografici. E forse, per paradosso, persino contro coloro che mi acclamavano, eleggendomi a loro idolo, ma che, se non mi fossi allineato ai loro diktat, ai loro schemi «socio-politico-mentali», insomma al «vestito» che cercavano di cucirmi addosso, erano pronti a darmi addosso e a farmela pagare! Suonavo per me, solamente per me”.

L’evoluzione professionale si accompagnò pari passo a una crescita della consapevolezza civile, a un affinamento della sensibilità nei riguardi di rilevanti temi etici: la disuguaglianza sociale, lo sfruttamento economico, il razzismo, l’inquinamento, la corruzione politica. Tale impegno ideologico viene apertamente dichiarato nella seconda e terza parte del libro, in cui sono riportati i testi delle canzoni più decisamente schierate in favore degli emarginati e degli immigrati, con un pressante invito al mondo occidentale a superare egoismi e interessi particolaristici in una visione più attivamente solidale e altruista, capace di contrastare gli squilibri economici planetari. Lo slancio utopistico di Edoardo Bennato, che si dichiara particolarmente interessato all’analisi geopolitica della situazione mondiale, si è misurato nel corso del tempo anche con altre modalità espressive (disegno, pittura, fotografia), nel generoso proposito di contribuire a rimuovere tutti i condizionamenti e i pregiudizi ideologici che zavorrano i comportamenti umani.

Il libro si conclude con un excursus storico-geografico, illustrato da un pupazzetto extraterrestre di nome Koso, che nell’indicare attraverso quali percorsi l’umanità ha raggiunto in migliaia di anni l’attuale livello di progresso, invita tutti a stringersi in un girotondo che abbracci ogni latitudine,  fisica e mentale.

 

© Riproduzione riservata                    21 luglio 2020

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