KARIN BOYE, LA CONSOLAZIONE DELLE STELLE – IPERBOREA, MILANO 2026.
La narratrice, poetessa e saggista svedese Karin Maria Boye (Göteborg, 1900 – Alingsås, 1941) ottenne un notevole successo nel 1940, un anno prima di suicidarsi, con la pubblicazione del romanzo distopico Kallocaina, scritto in forma di diario. Già in gioventù, tuttavia, si era fatta conoscere grazie a una consistente produzione di composizioni poetiche, incentrate su tematiche spirituali, rispecchianti i suoi molteplici e inquieti interessi culturali, che la portarono ad abbracciare dapprima il credo buddista, quindi il cristianesimo, e a interessarsi di filosofia e politica contemporanea, di mitologia greca, indiana e nordica, di psicanalisi freudiana.
La sua breve e intensa esistenza fu segnata da dolorose esperienze sentimentali ed erotiche, vissute con senso di inadeguatezza a causa di una consapevole ma tormentata bisessualità, che la portò dapprima a sposarsi con l’economista Leif Björk, e solo successivamente a vivere con pienezza la propria omosessualità, dopo essersi sottoposta a una serie di sedute psicanalitiche e aver sfidato polemicamente la condanna del moralismo cattolico. I numerosi viaggi, i trasferimenti in diverse città svedesi e i lunghi soggiorni in Russia e in Germania finirono per acuirne il disagio sociale e la sofferenza mentale.
La casa editrice Iperborea pubblica oggi un’antologia, con cura e traduzione di Fulvio Ferrari, che ben esemplifica le diverse fasi di sviluppo tematico e stilistico dell’itinerario poetico dell’artista svedese. La consolazione delle stelle si compone di una quarantina di poesie con testo originale a fronte, elencate cronologicamente, a indicare il percorso intellettuale e sentimentale dell’autrice, da un’iniziale adesione vitalistica e fiduciosa alla fede, alla bellezza della natura e all’impegno politico, fino a un ripiegamento interiore in cui prevalgono le “forze oscure” dell’inconscio e l’ansia causata dalla violenza del potere politico e religioso.
Dall’aspirazione a una fusione totale con Dio e con il creato (“Il mio Dio / e la mia verità / li ho visti / in uno strano istante”, “Forza, in cammino! È qui l’alba futura. / Mai avrà fine la nostra grande avventura”; “Poco fa m’ha raggiunto un vento lontano, / lieve come un fiato sospeso, / pregno di un profumo di timida, tremante attesa. / Da quel momento presagisco un miracolo”, “Poco fa nel sole cantavo su prati fioriti / Pan, Pan, il grande Pan”) a una concezione negativa e minacciosa del divino e dell’ambiente naturale (“Gli angeli oscuri con fiamme azzurre / come fiori di fuoco tra i capelli neri / conoscono le risposte a strane domande blasfeme”, “La morte è nera di tormento. / La morte è bianca di piacere. / Immersa nelle sue onde mormoranti / dimenticherai la riva nebbiosa della pallida vita”; “Salato, salato e amaro è il mare, / e limpido e freddo”, “Lanugine di cardo, lanugine di cardo / vaga a terra sospinta dal vento / senza la forza di radicarsi e crescere / nel giardino dei piaceri”).
Partendo dalla mistica di Silesius per arrivare all’angosciosa distruttività di Nietzsche, il cammino esistenziale di Karin Boye (“figura poliedrica e inquieta”, la definisce nella sua partecipe postfazione Fulvio Ferrari) conobbe la delusione di utopie sociali e politiche infrante dall’implacabile crudezza degli avvenimenti storici: dapprima con l’imporsi dello stalinismo nell’amata Russia, poi con l’ascesa del nazismo e lo scoppio della guerra.
Sebbene il rapporto con la giovane ebrea tedesca Margot Hanel le avesse ispirato versi finalmente rasserenati e commossi (“Tu sei la resurrezione della mia anima // all’estasi della realtà … // Tu sei la forza della mia volontà //… Sì, la fame dei miei sensi, / che mi incalza e mi sollecita, / poiché riguarda te / si muta ogni giorno in esultanza. // Tu sei la maturità della mia vita. Tu mi dai l’armonia”), il nuovo amore non la trattenne dal suicidarsi con i barbiturici il 24 aprile del 1941, nello stesso anno di Virginia Woolf e Marina Cvetaeva. Un mese dopo la sua morte, anche la compagna Margot Hanel si tolse la vita.
«L’Indice dei Libri del Mese» n. VII, 2026