ROBERTO MAURIZIO ZANINI, FRAGILE E POSSIBILE – LA QUADRA, BRESCIA 2026
Ho conosciuto alcuni anni fa Roberto Maurizio Zanini, dopo essere stata da lui invitata a un incontro per un reciproco scambio di opinioni sulla scrittura in versi. Ci siamo rivisti altre due volte, sempre in un ristorante sul lago di Garda, in cui ho avuto modo di apprezzare la personalità generosa ed entusiasta di questo mio coetaneo dall’aspetto asciutto e vitale.
Così sono venuta a conoscenza delle sue non facili esperienze personali, vissute con coraggiosa coerenza, ma segnate da un’inquietudine esistenziale che lo ha portato negli anni ad affrontare situazioni spesso problematiche. Abbandonati gli studi durante l’adolescenza, insofferente dell’atmosfera familiare, Maurizio ha viaggiato in Italia, Belgio e Francia, impiegandosi in diverse attività lavorative, anche umili e pesanti: si è occupato di politica, militando in formazioni di sinistra; ha sperimentato amori, convivenze, un matrimonio, la paternità; ha letto di tutto in maniera onnivora; si è arricchito di un rapporto costante con la natura, accumulando gioie e dolori che hanno contribuito ad accrescere la sua ricca umanità.
Raggiunta una tranquillità emotiva ed economica nella tarda maturità, si è stabilito a Rovato con la sua compagna Nadia, continuando a coltivare l’antica passione per la poesia, studiando con accanimento autori classici e contemporanei, che si è impegnato a far conoscere in letture pubbliche nel suo territorio.
Solo nel corso del nostro ultimo incontro, mesi fa, mi ha confidato di aver sperimentato in prima persona la scrittura poetica, raccogliendo più di seicento composizioni, scritte a mano su alcuni quaderni. L’ho quindi invitato a inviarmi una scelta dei suoi versi, e lui, con qualche reticenza, mi ha fatto leggere un centinaio di poesie riguardanti argomenti diversi. Gli ho proposto allora di allestire un piccolo canzoniere d’amore, perché mi è parso che proprio questo tema rivelasse appieno la sua capacità di abbandonarsi totalmente a un sentimento, sviscerandone con sincerità le dolcezze e i tormenti.
Ecco dunque Fragile e possibile, prima pubblicazione di Roberto Maurizio Zanini, libro suddiviso in due sezioni, narranti la nascita, l’evoluzione e la fine di una relazione, con titoli ricavati dai suoi versi: Tutto era nuovo e Le ombre lunghe della sera.
La cifra primaria di queste composizioni è la delicatezza con cui si esprime il sentimento amoroso, quando tratta l’emozione dell’incontro, l’affacciarsi del desiderio, la pienezza fisica del rapporto, la volontà di simbiosi reciproca. Oppure, al contrario, l’affievolirsi della dedizione, l’indifferenza emergente, la delusione, il rimpianto, l’inevitabile risentimento. Delicatezza che si esprime nella forma dei versi (brevi ma senza perentorietà, privi di strategie linguistiche), sia nella scelta delle immagini che li accompagnano (spesso riferiti all’ambiente naturale: cielo, mare, montagna; erbe, fiori, animali), sia nei contenuti, anche nell’esplicito romanticismo che arriva a sfidare la convenzionalità. Maurizio ama la trasparenza, e trasparenti sono i moti della sua anima, nelle parole con cui si manifestano.
Quindi dell’amata scrive con tremore quasi adolescenziale: “penso a com’era viva ogni cosa, quando tu c’eri”, “sei… del mio autunno l’albero più bello”, “Scoprire che non c’è altro universo / che il lento movimento dei tuoi fianchi”, “È per questo che ti amo come un pazzo”, “Mi nutro delle tue labbra, / respiro il profumo dei tuoi fiori aperti: / Sono il tuo re, io che non ero niente”.
Alle parole – sempre uguali, ripetitive, abusate – con cui l’amore viene raccontato nella tradizione letteraria di tutti i tempi e luoghi del mondo, il poeta oppone di tanto in tanto la loro ombra, il pudico silenzio, quando la fragilità non trova più modo di esprimersi, se non nella riflessione su quello che è sotteso all’unione degli amanti: “Ha spazi ampi la felicità, / si scompone e si ricompone / nel quotidiano stare insieme, / nel lento abitare delle cose / e sentire, senza mai interrogarlo, / il profondo respiro del tempo”.
Candida nella sua ingenuità, l’ininterrotta dichiarazione d’amore di Maurizio Zanini, anche nel dolore dell’abbandono e della separazione, riesce a trovare uno spiraglio di resistenza, di gratitudine e di attaccamento a ciò che continua a pulsare dentro: “Oltre la trasparenza / di nudi alberi e rovi, / il grigio fumo di un cielo malato: / ma io sento la vita sotto la corteccia, / nei chicchi bruni su fragili rami, / nei primi fiori che colorano il prato. / E sento la primavera che aspetta, / con la pazienza degli alberi / e la tenacia di un filo d’erba”.
Ci vuole coraggio, oggi, a scrivere d’amore, mentre prevale l’ostentazione di una prosaicità che elude e dileggia gli slanci emotivi, il coinvolgimento sentimentale, la commozione. Ci vuole coraggio a farlo quando si è arrivati al crepuscolo della vita. L’autore di questo libro ha trovato la forza di sfidare i pregiudizi più radicati, affidandosi alle parole della poesia.
«SoloLibri», 23 giugno 2026