BURROUGHS

WILLIAM BURROUGHS, VICOLO DEL TORNADO – STAMPA ALTERNATIVA, ROMA 1997 (ebook)

 

William Seward Burroughs (1914-1997) è stato uno degli esponenti più noti della letteratura beat, amico di Allen Ginsberg e Jack Kerouac. Nato a Saint Louis, laureato a Harvard, viaggiò e soggiornò a lungo in Messico, in Perù, In Europa e nel nord Africa, sperimentando ogni genere di droga. Dalla tossicodipendenza non riuscì mai a uscire definitivamente, nonostante lunghe cure di disintossicazione, e la sua critica feroce allo stile di vita americano e più generalmente occidentale continuò a esprimersi in modo radicale e violento sia nella scrittura, sia nelle scelte esistenziali e politiche. Omossessuale, appena tollerato ma sempre mantenuto dalla famiglia ricchissima, non ebbe mai un’occupazione stabile: si sposò due volte, e dalla prima moglie, uccisa accidentalmente maneggiando una pistola, ebbe un figlio. Scrisse diciotto romanzi, sei raccolte di racconti, quattro raccolte di versi, cinque libri di interviste, lettere e diari. Apparve in vari film e collaborò con numerosi musicisti e performer, ottenendo grandi riconoscimenti e premi internazionali.

“Ho usato droghe in molte forme” scrisse nell’introduzione al suo scandaloso capolavoro del 1962, Il pasto nudo. Ma già nel libro d’esordio Junkie, del 1953, fino a Terre occidentali del 1988, il tema della dipendenza veniva esplorato non solo negli effetti fisici e mentali, ma anche metaforicamente come schiavitù e assuefazione a qualsiasi altra forma di amorfa sottomissione: al sesso, al denaro, al lavoro, alla tecnologia, al nazionalismo, alla religione o a ogni altra ideologia possa rendere le persone meno libere e consapevoli delle proprie scelte.

L’ebook proposto da Stampa Alternativa nel 1997, e ancora acquistabile online a meno di un euro, può offrire al lettore una prima veloce impressione sia delle diverse tematiche, sia dei generi letterari con cui l’autore si è misurato (dall’horror al fantascientifico al trash), utilizzando – come scrive Massimo De Feo nella sua empatica introduzione -, “l’eccessivo, il rivoltante, il paradossale, la maschera del clown o il bisturi del chirurgo pazzo, per scagliarsi contro la religione del potere e i suoi derivati”.

In effetti, il filo che tiene legate queste sette brevi storie, si può chiaramente riconoscere nel dichiarato disprezzo verso il fariseismo della vita borghese, via via incarnata in rampanti giovanotti WASP, in uomini d’affari, in poliziotti corrotti e vendicativi, in medici e psicanalisti più morbosamente esaltati dei loro pazienti. Al di sopra di tutto, l’occhio vigilante e repressivo di uno stato che pretende il controllo totale e la soggezione ubbidiente dei suoi sudditi, a cui Burroughs oppose la ribellione brutale e quasi animalesca dei suoi personaggi.

Così il primo racconto si presenta come una beffarda preghiera recitata nel Giorno del Ringraziamento, festività che negli USA assume un rilievo familiare e religioso pari al Natale. L’ironica riconoscenza dello scrittore viene espressa elencando una serie di torbidi misfatti ecologici e sociali messi in atto contro la natura, gli animali, i poveri, i neri e gli indiani, i drogati e i malati: “Grazie per il tacchino e i piccioni viaggiatori, destinati a essere cacati attraverso le sane budella americane… Grazie per le rispettabili signore casa-e-chiesa con le loro facce meschine, smunte, sgradevoli, perverse… Grazie per gli adesivi ‘Ammazza un frocio in nome di Cristo’”.

Altri racconti micidiali nella loro rivoltante brutalità narrano di un ragazzo epilettico che usa come un’arma contro un raffinato perbenista le sue escrezioni corporee: sangue, sperma, saliva; di uno psichiatra che vorrebbe eliminare tutte le persone disturbate o devianti in cura da lui; di un uomo che si ritrova nell’intestino un millepiedi mutante che lo divora. E poi pusher, eroinomani, rapinatori, forze dell’ordine criminali. Violenza, lerciume, oscenità della malavita in risposta ad altrettanta sudiceria ufficiale e organizzata. “Tutto il mio lavoro è rivolto contro coloro che sono intenti, per stupidità o per programma, a far saltare in aria il pianeta o a renderlo inabitabile”, scriveva William Burroughs, cherubino osceno e arrabbiato.

 

© Riproduzione riservata        13 novembre 2019

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