EDWARDS

DOROTHY EDWARDS, SONATA D’INVERNO – FAZI, ROMA 2022

Figura eccentrica e sfortunata, quella della scrittrice gallese Dorothy Edwards (1902-1934), autrice di una raccolta di racconti e di un unico romanzo, Sonata d’inverno. Figlia di due insegnanti, laureata in greco, socialista, femminista e vegetariana, aveva viaggiato in tutta l’Europa impartendo lezioni di inglese. A Londra si era avvicinata al Bloomsbury Group, intrecciando amicizie e rapporti intellettuali importanti, in particolare con lo scrittore David Garnett che le offrì l’incarico di istitutrice nella sua famiglia. In seguito a una delusione amorosa, e alla riconosciuta difficoltà di inserimento nella società letteraria metropolitana, a soli 32 anni Dorothy si uccise gettandosi sotto un treno, giustificando il suo gesto in un biglietto in cui affermava di non essere mai riuscita ad amare realmente qualcuno, né a ricambiare con gratitudine l’affetto e le attenzioni che aveva ricevuto da amici e persone care.

Winter Sonata, pubblicato nel 1928, ottenne numerosi riconoscimenti per la sua struttura narrativa articolata e originale, e per l’interesse rivolto alla situazione socialmente depauperata delle classi lavoratrici e delle donne nel periodo di depressione economica succeduto alla prima guerra mondiale.

Il racconto è ambientato in un piccolo paese di campagna, dove non succede mai nulla e tutti si conoscono, e l’arrivo di un nuovo telegrafista all’ufficio postale, il giovane e timido Arnold Nettle, diventa l’elemento catalizzatore della curiosità degli abitanti. Silenzioso e impacciato nel rapportarsi con gli altri esseri umani, e in particolare con le ragazze, Arnold coltiva con dedizione la sua passione per il violoncello, accettando con qualche ritrosia l’invito dei compaesani a esibirsi nelle case private o in chiesa. La musica accompagna come sottofondo le scarne conversazioni dei protagonisti, insinuandosi con discrezione nell’ovattato silenzio che domina l’atmosfera.

Dorothy Edwards è molto abile sia nel tratteggiare con sensibilità e accuratezza la psicologia dei vari personaggi, sia nel ritrarre le condizioni ambientali e il paesaggio esterno in cui essi si muovono, durante un inverno in cui freddo e neve ben si accordano all’immutabile scorrere della vita rurale della comunità. La ricchezza dei particolari descrittivi e delle metafore che li accompagnano, interrompono con cadenza regolare i rari avvenimenti che si succedono nel villaggio, dando alla narrazione un respiro di calma e docile abitudinarietà. “Per tutto il giorno i campi rimasero imbiancati da un sottile strato di neve, i rami degli abeti un poco piegati sotto il suo peso, ma la   cosa più bella era che dappertutto gli alberi piccoli, fino a quel momento simili a scheletri grigi che innalzano le ri gide membra fredde in una supplica disperata al sole nascosto, ora rilucevano di neve e si aveva l’impressione che     i loro spogli rami grigi avessero generato dei boccioli per magia. Per un momento si poteva quasi credere di attraversare un frutteto nel mese in cui gli alberi sono in fiore,       nonostante il freddo e il cielo grigio”.

Le vicende di diversi nuclei familiari si intrecciano nel racconto, senza mai sortire a esiti dirompenti. Arnold Nettle è in pigione nella villetta dei Clark, dove la madre vedova si occupa dell’esuberante figlia adolescente Pauline, ansiosa di distrazioni per evadere dalla routine domestica, e del piccolo Alexander. Più coinvolgente e attrattiva è invece per il protagonista la famiglia dei Curle-Neran, composta da un’anziana e stravagante signora, dal di lei figlio George (pasciuto e ciarliero aspirante filosofo), e dalle giovani e belle nipoti Olivia ed Eleanor. Arnold si innamora della maggiore, senza mai riuscire a dichiararsi, umiliato dal confronto con un distinto e seducente intellettuale, Mr. David Premiss, ospite della casa per il periodo natalizio. La serie di schermaglie amorose tra i vari personaggi, le conquiste e le ripicche reciproche, non riescono a scalfire il loro sostanziale individualismo, impastato di diffidenza, riserbo, paure.

Solitudine, malinconia, rassegnazione, impossibilità di uscire da una situazione esistenziale avvertita come costrittiva e ambigua, sono gli argini entro cui scorre monotona la vita, nell’assenza di avvenimenti risolutori e nella ripetizione ostentata di situazioni invariabilmente banali. La neve copre tutto, nel villaggio raccontato da Dorothy Edwards, e rende uniformi e intercambiabili i giorni, insieme alle questioni inessenziali che si portano dentro.

© Riproduzione riservata               «Gli Stati  Generali», 5 febbraio 2022