GUMILEV

NICOLAJ STEPANOVIČ GUMILËV, NEL GIORNO IN CUI IL MONDO FU CREATO –  AVAGLIANO, ROMA 2020

Con la cura e la traduzione di Amedeo Anelli, l’editore Avagliano pubblica Nel giorno in cui il mondo fu creato, prima antologia italiana di versi di Nikolaj S. Gumilëv (1886-1921), autore russo di cui in Italia erano note finora solo rare composizioni. Figlio di un medico, dopo il liceo Gumilëv si trasferì a Parigi per studiare alla Sorbona: in Francia pubblicò le sue prime raccolte poetiche, collaborando a diverse riviste letterarie. Nella sua breve e intensa esistenza, ebbe esaltanti e tormentate esperienze artistiche, amorose, politiche, ed esercitò un notevole influsso sulle generazioni più giovani per la sua carismatica statura morale, e per il gusto dell’avventura che lo spinse a viaggiare in Europa e in Africa (dove partecipò a numerosi safari, collezionando prodotti dell’artigianato locale per il Museo di Antropologia e Etnografia di San Pietroburgo).

Tornato in Russia, si dedicò attivamente alla produzione letteraria, dando vita al movimento acmeista che propugnava, in reazione al simbolismo, una poesia più quotidiana, democratica e artigianale: all’iniziativa si unirono Osip Mandelstam e Anna Achmatova, che divenne sua moglie e gli diede un figlio, Lev. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Gumilëv si arruolò volontario come soldato semplice, combattendo in Macedonia e in Francia, e guadagnandosi due Croci di San Giorgio al valore e la promozione a ufficiale di cavalleria. Tornato in Russia nel 1918, si impegnò sia nella creazione del Sindacato degli scrittori, sia nella composizione di altre raccolte di versi, tra le sue cose migliori: Il falò, La tenda, Colonna di fuoco.

Nell’estate del 1921 fu arrestato con l’accusa di partecipazione a un complotto monarchico, e fucilato insieme ad altri sessanta compagni.

La sua produzione poetica si distingue sia per un ingenuo vitalismo, sia per l’interesse verso gli elementi naturali, sia per l’adesione ai temi della contemporaneità, trattati con uno stile semplice e oggettivo. Nell’antologia proposta da Avagliano, troviamo versi dedicati agli animali (“Lontano, lontano sul lago Ciad / vaga una raffinata ed elegante giraffa, // È leggiadra, armoniosa con lunghe zampe, / e sulla pelle si disegnano magici segni”), ai fiori e agli alberi (“ Sono certo che agli alberi, e non a noi, / la pienezza di vita è data intera / sulla terra benigna, sorella delle stelle, / noi siamo di passaggio, e loro in patria”), alla bellezza del creato, a santi e pittori e scrittori.

Tragiche sono le poesie riservate alla guerra, pur nell’esaltazione virile dell’atto eroico (“Come un cane a una catena pesante / la mitragliatrice abbaia dietro la foresta, / gli shrapnel ronzano come le api / raccogliendo un miele rosso vivo”, “Questo paese che sarebbe potuto essere un paradiso / è diventato la tana del fuoco, / stiamo attaccando da quattro giorni, / non abbiamo mangiato da quattro giorni”). O le meditazioni sulla morte, resa sacra soprattutto durante il combattimento: “Ci sono tante vite degne, / ma una sola morte degna / quella sotto i proiettili nella calma delle trincee”.

Invece intenerita si presenta al lettore la memoria di figure femminili amate (“Mašenka, tu qui vivevi e cantavi, / a me, fidanzato, tessevi un tappeto, / dove sta ora il tuo corpo, la tua voce, / possibile che tu sia morta!”, “Inaspettata e audace, / di una donna al telefono la voce; / quante armonie deliziose / in questa voce disincarnata!”).

Nella quarta di copertina, Daniela Marcheschi loda in Gumilëv la “ricerca poetica originale, tesa a sostituire le aure mistiche e remote della poesia simbolista con limpidezza di visione e di stile: con la parola-cosa”.

 

© Riproduzione riservata                     26 aprile 2020

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