HANDKE

PETER HANDKE, DI NOTTE, DAVANTI ALLA PARETE CON L’OMBRA DEGLI ALBERI – SETTECOLORI, MILANO 2022

Un titolo lungo e suggestivo, quello che Peter Handke ha scelto per il corposo ultimo libro pubblicato in Italia, a indicare un tempo e un luogo determinato, di assorta meditazione ed essenziale solipsismo: Di notte, davanti alla parete con l’ombra degli alberi. Segni e presagi dalla periferia 2007-20015. Handke, nato in Carinzia sul confine tra Austria e Slovenia nel 1942, non è un autore facile, e ha fama di non essere persona facile. Drammaturgo, sceneggiatore, romanziere, poeta, saggista, premio Nobel nel 2019, ha lasciato il paese nativo, che sentiva estraneo alla propria vulnerabile sensibilità e scontrosa irriducibilità ideologica (come altri due straordinari scrittori austriaci del ’900, Thomas Bernhard e Ingeborg Bachmann) per girare il mondo, e infine rifugiarsi nei dintorni di Parigi, a Chaville, dove pare condurre una vita eremitica.

La casa editrice milanese Settecolori propone ora, con traduzione e cura di Alessandra Iadicicco, una densa raccolta di appunti diaristici, aforismi, riflessioni, bozzetti, scritti con stile pacato ed evocativo, colto e lieve, e inframmezzati da disegni, schizzi stralunati, fantasiosi arabeschi. Scrutanti l’abisso del pensiero sono perlopiù le riflessioni cui Handke si abbandona nel suo quotidiano peregrinare materiale e spirituale, in un continuo scandaglio emotivo e filosofico, di domande e risposte indaganti le forme della solitudine (“Essere soli non è una buona cosa – a prima vista”, “Mi piace così, da solo. – E hai ragione”), dell’assenza (“Verbo per l’assenza: lascia rinverdire”), dell’introspezione (“Dunque io resto un filosofo camuffato?” “Visto abbastanza? Ascoltato abbastanza? Niente affatto”, “Non c’è niente di grave, a parte me”).

Altri frammenti sono esortazioni morali, moniti didascalici, prescrizioni di comportamento, suggerimenti benevoli: “Accrescere l’esistenza”, “Buttare via molto più spesso, e con leggerezza!”, “Il tuo pensiero deve essere un rammentare”, “Non restare lì dove sei capitato”, “Si impara anche quando non si impara”, “Tu non ti stupisci abbastanza!” Chi scrive sembra avvertire come un dovere il proprio ruolo di maestro, di esempio e sprone educativo, volto ad allargare i confini ristretti dell’esistenza domestica, ampliando gli orizzonti mentali, sviluppando il respiro della coscienza in chi legge.

Alla stregua di una pratica ascetica, il semplice camminare, il girovagare solitari nella natura, il “Wanderung” celebrato letterariamente da molti scrittori di lingua tedesca, diventa cura dell’io, oltre che premura-attenzione-gratitudine per l’ambiente: “Devo arrivare così lontano da poter andare ancora oltre”, “Camminare, andare a prendere un volto”, “Ieri ho camminato lungo i margini – che cosa voglio di più?”, “Per gradi: vagare per piacere – vagare alla ricerca – vagare”. Uscire di casa, passeggiare da soli, senza meta, concentrati su ciò che accade dentro e fuori di sé, diventa controllo delle emozioni, e insieme libertà di espressione fisica, esercizio di membra e meningi.

Moltissime sono, tra le prevalenti intuizioni personali, anche le citazioni da autori classici e contemporanei, da film, musiche, proverbi, a significare che persino un premio Nobel ottantenne non smette mai di cercare saggezza, imparando dal passato, interrogandosi sul presente.

I disegni riportati nel testo, in bianco e nero, o colorati con pastelli scuri, riproducono in genere alberi e varia vegetazione, pioggia e ghiaccio sui vetri, oggetti casalinghi, visi umani con espressioni stupefatte o malinconiche: raffigurazioni comunque consone al tono meditativo e raccolto del narrato, “strategia per attingere una rivelazione”, come sottolinea la curatrice. Nell’ultimo schizzo è effigiato il rosone di Notre Dame de Paris, in data 13 novembre 2015, giorno degli attentati terroristici nella capitale francese, perché la storia collettiva non deve rimanere esclusa dal vissuto privato.

Un’ultima considerazione su questo importante e necessario volume va doverosamente fatta riguardo all’approfondita postfazione della curatrice Alessandra Iadicicco, che ricostruisce con appassionata competenza tutto il percorso biografico e intellettuale di Peter Handke, postillato da ben nove volumi di diari già pubblicati e da centinaia di taccuini inediti, in cui – parallelamente alla copiosa attività letteraria ufficiale – lo scrittore reagisce tramite la parola a ogni accadimento personale, percezione, impressione, sentimento: non utilizzando la pura descrizione, ma attraverso i riflessi che di essi serba il linguaggio. Nei Tagebücher (vero e proprio libro d’ore) di cui ci occupiamo, disegni e parole trascritti tra il 2007 e il 2015 si affiancano e sovrappongono, offrendosi reciprocamente bellezza, quando anche l’ombra degli alberi nella notte diventa palpabile illuminazione.

 

© Riproduzione riservata                  25 maggio 2022

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