BELL HOOKS, LA VOLONTÀ DI CAMBIARE – IL SAGGIATORE, MILANO 2022

bell hooks (1952-2021), scrittrice e attivista afroamericana, era nata nel Sud rurale e segregato degli Stati Uniti degli anni cinquanta. Il suo pseudonimo – bell come la madre, hooks come la nonna materna, con le iniziali minuscole – rimanda a un continuum di discendenza femminile che rifiuta il sistema maschile di attribuzione dei nomi. Figura di spicco del femminismo e del pensiero radicale americani, focalizzò la sua ricerca sulla interazione tra razza, capitalismo e gender, che genera e perpetua sistemi di oppressione e dominazione di classe. Autrice di una quarantina di libri, hooks ha insegnato in prestigiose università statunitensi, ricevendo riconoscimenti internazionali. L’ultimo suo volume tradotto in Italia da Il Saggiatore si intitola La volontà di cambiare, e indaga la mascolinità nel suo rapportarsi alla violenza, alla repressione delle emozioni, all’affettività trascurata.

Già nell’introduzione, riflettendo sul fatto che la maggior parte delle donne ha vissuto la relazione col padre in termini di paura, oppressione, mancanza di confidenza, hooks si chiede come mai il femminismo non abbia saputo o voluto tentare una lettura del mondo maschile se non attraverso la lente della violenza, rinunciando a esplorare in profondità il rapporto vissuto con esso nei vari ruoli di madri, mogli, figlie, sorelle, e rifiutando di creare uno spazio di incontro, comprensione e riconciliazione tra i due sessi.

Se negli ultimi trent’anni gli uomini hanno accettato di condividere con le donne la sfera del potere nel mondo del lavoro e del sesso, non sono tuttavia riusciti a mettersi in discussione emotivamente, rifiutandosi di cambiare nei rapporti sentimentali e affettivi, e chiudendosi davanti alla richiesta di amore da parte dell’universo femminile. Già dall’infanzia la ricerca dell’amore e dell’attenzione paterna da parte di bambini e bambine rimane insoddisfatta: “Quella ricerca raramente produce un risultato. Di solito la rabbia, il dolore e l’inevitabile delusione portano donne e uomini a eliminare quella parte di sé che sperava di essere toccata e guarita dall’amore maschile. Imparano ad accontentarsi di quel poco di attenzione positiva che gli uomini sono in grado di dare… L’amore materno è abbondante e manifesto: ci lamentiamo perché ne abbiamo troppo. L’amore di un padre è una gemma rara, da cercare, lustrare e conservare come un tesoro. Il suo valore è altissimo a causa della sua scarsità”.

Prigionieri di un ruolo imposto loro dalla stessa cultura patriarcale che li ha forgiati, in realtà i maschi soffrono di non poter e saper esprimere il bisogno di amare ed essere amati, di ricevere e dare tenerezza. “I costumi patriarcali impongono agli uomini una sorta di stoicismo emotivo in base al quale sono più virili se non provano sentimenti ma, se per caso dovessero provarli e quei sentimenti li ferissero, l’unica reazione virile sarebbe soffocarli, dimenticarli, sperare che spariscano”. Anche le donne hanno timore di esplorare il dolore maschile, definendo narcisista o insicuro l’uomo che esterna difficoltà emotive, e chiede di essere ascoltato nella propria sofferenza. Soprattutto le madri finiscono per insegnare e inculcare nei figli maschi i valori tramandati per millenni dalla cultura dominante, che ha permesso loro l’espressione di un unico sentimento: la rabbia, censurando ogni manifestazione di vulnerabilità e debolezza.

Il fine che l’autrice si propone di raggiungere in questo volume è appunto non solo di esplorare le difficoltà in cui gli uomini si dibattono per celare fragilità e bisogno di amore, ma anche di aiutarli a conoscersi, rivalutando le loro potenzialità di comprensione e solidarietà con l’altra metà del cielo.

Ricostruisce quindi la storia del patriarcato nelle sue espressioni storiche e geografiche, per passare poi ai condizionamenti vissuti da chi nasce maschio a partire già dalla prima infanzia, attraverso poi il difficile passaggio della pubertà e i vincoli e le repressioni che minano la sua autostima nella sfera sessuale e lavorativa. Se gli uomini sono costretti a indossare perennemente una maschera per affermare la propria virilità, finiscono per vivere nella menzogna o in uno stato di falsa identità, attraverso rapporti basati sul potere, sul controllo, sulla segretezza, sulla simulazione, sul distacco o la dissociazione che spesso li portano a sfogare le loro frustrazioni in maniera violenta. “Per guarire, gli uomini devono imparare a sentire di nuovo. Devono imparare a rompere il silenzio, a parlare del dolore… Nella cultura patriarcale, ai maschi non è consentito essere semplicemente ciò che sono e gioire della loro identità unica. Il loro valore è sempre determinato da ciò che fanno”. Secondo bell hooks le donne devono aiutare i loro compagni, figli, fratelli nel recupero relazionale, di riconnessione, di creazione dell’intimità e del senso di comunità: “In un mondo in cui bambini e uomini ogni giorno si smarriscono dobbiamo creare guide, cartelli, nuovi percorsi… Dobbiamo essere pronte ad abbracciarli, a garantire un amore capace di offrire rifugio al loro spirito ferito mentre cercano di trovare la strada di casa, mentre esercitano la volontà di cambiare”.

Ma anche questo soccorrevole aiuto, questa generosa empatia, non finirà per perpetuare in eterno il ruolo di crocerossina servizievole, comprensiva e indulgente in cui le donne vengono relegate da millenni?

 

© Riproduzione riservata             «Gli Stati Generali», 17 febbraio 2023