McGOUGH

ROGER McGOUGH, LA RESA DEI CONTI – MEDUSA, MILANO 2021

L’antologia di Roger McGough pubblicata da Medusa raccoglie versi tratti da quattro raccolte uscite in Gran Bretagna tra il 2009 e il 2021. McGough, nato nei pressi di Liverpool nel 1937, oltreché poeta è drammaturgo, performer teatrale, autore di testi per l’infanzia e conduttore da più di vent’anni del seguitissimo programma radiofonico della BBC Poetry, Please. Negli anni’60 ha iniziato la sua carriera come paroliere pop e componente di un trio musicale cabarettistico di successo: questa esperienza di contatto diretto con il variegato pubblico giovanile inglese – in un decennio in fibrillazione per la rivoluzionaria comparsa di nuovi gruppi rock –, e il sapiente utilizzo di mezzi di comunicazione di massa, lo mise in grado di servirsi di un lessico quotidiano, provocatorio e veloce, tipico di una generazione di adolescenti che a gran voce reclamava attenzione sul palcoscenico mondiale.

Il suo primo volume di versi, The Mersey Sound, scritto in collaborazione con altri due poeti di Liverpool, divenne nel 1967 un best seller, e conobbe numerose ristampe, grazie a un linguaggio sperimentale, misto di cultura classica e popolare, fitto di termini slang, calembour, citazioni tratte dal cinema, dai fumetti, dalle canzoni, con l’esplicita tendenza a un’oralità fatta di un fraseggio sincopato e poliritmico, variazioni fonetiche, pause improvvise, ripetizioni, elenchi e rime elementari.

L’ironia e lo sberleffo al paludato stile accademico di quel lavoro inaugurale, si mantenne anche nelle produzioni successive di McGough, sempre improntate all’ironia e all’autoironia, e soprattutto a una grande abilità divulgativa. Nell’antologia di cui ci occupiamo, che esibisce il programmatico titolo de La resa dei conti, permane l’entusiastica adesione a un’esistenza vissuta intensamente, senza censure o rimpianti, anche nell’età più avanzata, da godere con dinamismo e gioiosità, pur nella consapevolezza dell’avvicinarsi della fine: “Non c’è cura per l’invecchiamento / La morte sarà incurabile, ma diventare vecchi non è una malattia”. Convinto che l’essere anziani non sia una condanna, ma una stagione della vita da affrontare con pienezza, ne tratteggia con arguzia e spietata sincerità pregi e difetti, schernendo anche L’eterno riposo con un invito ad andare in discoteca: “Alza il volume, abbassa la Luce Perpetua, / e lasciali divertire. Amen”.

Quanti indirizzi cambiati, treni presi e persi, libri letti e dimenticati. Ma è sempre valsa la pena, secondo Roger McGough, di sbagliare e ricredersi, di ridere e piangere, in omaggio al caleidoscopico e futile teatrino della vita. I ricordi? Da rinverdire solo se divertenti. Gli amori? Nessuna nostalgia, visto le delusioni che hanno procurato. I figli? Da sfruttare economicamente, facendo pagare loro quanto sono costati. I consigli da dare alle future vedove? Sghignazzanti e vendicativi. Il decadimento fisico? Si accetta come inevitabile pedaggio per il privilegio di non essere ancora morti. La lezione da dare al mondo consiste nello sbeffeggiare gli stereotipi sul decadimento senile, o rinforzarli sadicamente, sogghignando.

In Grandi abbracci, il poeta si chiede “Prima di andare, a chi do un abbraccio?” ed enumera familiari e amici, fidanzate e insegnanti, vacanze e sbronze: ma soprattutto le parole “che sono sempre state una buona compagnia”. Convinto che l’eternità celeste auspicata da molti sia noiosissima, McGough dedica numerose composizioni del suo ultimo volume all’attualità (in particolare alla pandemia che sta convertendo il genere umano a un gretto individualismo), alle abitudini mantenute con scarso spirito critico (le lunghe code negli uffici, l’ubbidienza ai diktat dei media, l’ossessione delle statistiche) e al ruolo pubblico e privato rivestito dalla poesia, arte inutile, non remunerativa,  tuttavia disinteressata, e talvolta addirittura nobile: “Facciamo festa per la nascita della poesia / Per il bisogno di interrogare, ispirare e creare / Che se ne elenchino i modi. Facciamo festa”. Perché, come scrive Franco Nasi nella postfazione, “La poesia è una cosa che ci riguarda, che ri-guarda le nostre vite, e che può aiutarci a dare qualche risposta”. Quindi, Poetry, Please.

 

© Riproduzione riservata        «L’Indice dei Libri del mese» n. I, gennaio 2021