SOLMI

PREGHIERA ALLA VITA

Perché più bruci, per meglio sentirti,
perché sempre il cuor mi divida
il tuo taglio assetato di lama,
perché la notte smanioso
invano a cercarti io mi dibatta
e mi raggiunga l’alba
come una morte amica,
tregua non darmi, mia vita,
lasciami l’umiliata povertà,
le nere insonnie, le cure ed i mali.
Lasciami il delirante desiderio
che si gonfia in miraggi
e il timido sangue che s’agita ad ogni
soffio.

Perché più bruci, per meglio sentire
questo tuo bacio che torce e scolora,
ogni mia fibra consuma al tuo fuoco,
ogni pensiero soggioga ed annulla,
ogni tuo dolce, la pace e la gioia,
negami ancora.

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UNA VOLTA

Eravamo
sulla collina di Bergamo, dentro
l’erba alta, io te i bimbi. Volgeva
su noi, tra pioggia e schiarita, la vaga
ruota dei raggi annerati: per l’aria
tremula si sfaceva
il paesaggio in delizia.

Eravamo alla punta della vita
(quella che più non torna, più non torna),
attraversati di luce, sospesi
in un mondo esitante, ombre gentili
assunte in un deliquescente eliso.

                                                                                                                  Sergio Solmi (1899-1981)