VAGLIO

LUCA VAGLIO, COSMOLOGIE – MARCO SAYA, MILANO 2022

Luca Vaglio (1973), giornalista, narratore e poeta, vive a Milano occupandosi di cultura letteraria e di viaggi. In questo suo ultimo libro, Cosmologie, affronta temi diversi con tonalità diverse, ma sempre con lo stesso pacato respiro emozionale, e una costante profondità meditativa.

Nella colta e penetrante prefazione, Lorenzo Cardilli giustamente sottolinea la capacità del poeta di affrontare un percorso di esplorazione interiore, con il relativo inabissamento nell’inconscio, riuscendo poi ad affiorare lucidamente in superficie attraverso l’osservazione puntuale dell’esterno collettivo. “Si articola così un continuo negoziato tra slancio uranico e schiacciamento sulla contingenza, le due istanze si scontrano, flirtano e mercanteggiano, seguendo le oscillazioni dell’io, i suoi sbalzi. Un io tanto disperatamente attratto dal qui e ora quanto pronto a disfarsene, come di una prigione”.

La dialettica instaurata da Vaglio tra dentro e fuori, vive la stessa antinomia, lo steso contrasto ideologico e filosofico registrato tra realtà e utopia, razionalità e irrazionalità, soggetto e oggetto, luce e buio, discorso e silenzio, grande e piccolo, bene e male, cielo e inferi. “L’anima bipolare / di ogni materia, il bianco e il nero, / il pensiero, il logos che siamo, / la forma-parola che, forse, ci crea”.

Tale dicotomica contrapposizione di possibilità differenti nell’agire quotidiano e nel porsi intellettuale, si riflette anche nelle scelte stilistiche adottate dal poeta, che vanno dalla narratività riflessiva all’esposizione dettagliata, dall’argomentazione scientifica alla confessione introspettiva.

Il viaggio è scoperta e liberazione, ma nello stesso tempo fuga e tradimento. I mille taxi, i treni, gli aerei che portano in Francia, in Portogallo, in Irlanda non riescono tuttavia ad allontanare il poeta da se stesso: “fuori c’è solo un mondo senza vita / e nessun tempo da abitare, tutto è / qui e altrove; non so se ho mai voluto lasciare questa stanza, / se mi ha sfiorato il desiderio / di stare bene da un’altra parte”. Infatti, “Milano esplosa e abbandonata” ritorna sempre, nei suoi bar vivaci (l’Hemingway, il Jamaica, il Caffè Luna), nella “Brera pulita, levigata, artificiale e irreale”, negli incontri casuali con coppie giovani e mature, mamme e bambini, studiate e commentate con attenta volontà di comprensione e classificazione. La realtà quotidiana, il cappuccino con croissant da consumare tra altri avventori, la partita di calcio guardata con simulato interesse in un locale pubblico, sono punti di avvio verso un altrove cosmico, o un riflusso nelle memorie personali: “una sorta di teletrasporto / chimico e improvviso della coscienza, / e forse un’eco psichica, un flashback / che rimandi all’infanzia più profonda”.

Gli interessi culturali di Luca Vaglio vengono esplicitati in assidui riferimenti agli autori più amati (scrittori come Pessoa, filosofi dai presocratici a Wittgenstein, epistemologi come Ernst Mach), in richiami sia alla fisica contemporanea sia alla cosmogonia dell’antico Egitto, con escursioni verso la tradizione astrologica e le festività religiose romane, nel desiderio di scrutare la realtà da prospettive differenti. Sempre con la consapevolezza dei limiti in cui è iscritta ogni particolare vicenda umana: “Riconoscere / che idea e materia, e quindi soggetto e oggetto, / particolare e generale e, se si vuole osare di più, / mente ed esperienza sono parti uguali del tutto, / schegge indivise dello stesso lembo del mondo”, “il senso / del cosmo deve essere cercato fuori / dal mondo”, “ci chiediamo perché le cose accadano, / il punto da dove cadono gli eventi, / se si tratti di un caso, di un moto / di atomi lungo il vuoto della materia…”.

L’indagine poetica di Luca Vaglio si definisce appunto in questo interrogarsi sul proprio destino creaturale, sul destino dell’umanità, su cause e finalità dell’esistenza, cercando uno spazio e una giustificazione al proprio esibirsi come scrittura, meditativa ma priva di qualsiasi assertività o boria, piuttosto umile e cauto intendimento di scrutare l’ignoto aldilà di ogni futile apparenza.

© Riproduzione riservata     «Gli Stati Generali», 24 luglio 2022